BELLUNO. «La situazione sta migliorando. Si tratta di una ripresina o meglio di aumenti di commesse. E le nostre imprese chiedono ai lavoratori rimasti, dopo mesi di cassaintegrazione ordinaria o straordinaria o mobilità, di intensificare il lavoro per fare fronte alle nuove richieste». L’accenno di cauto ottimismo arriva dal segretario della Fim Cisl, Bruno Deola che aggiunge: «Per rispondere alla maggior richiesta di produzione, come sindacati stiamo facendo molti accordi su straordinari, flessibilità e premi di risultato. Speriamo che questo si riversi nel bilancio complessivo del 2011». Segnali di leggera ripresa si notano alla Clivet «in cui stiamo discutendo di premi di risultato e di straordinari, così come alla Clima Veneta. Risultati positivi anche alla Costan, alla Dixell e alla Evco. Ma di fronte ad un incremento di commesse, l’imprenditore non si fida ancora ad assumere personale, perchè non ha certezze sulla continuità del trend. Per cui all’organico rimasto, chiedono di fare quello che veniva fatto prima con più personale. E allora si crea malumore tra i lavoratori, che spesso non viene superato». Ed è quanto accaduto all’Acc nello scorso week end, come raccontano Deola e Luca Zuccolotto della Fiom Cgil. «L’azienda aveva presentato ai sindacati la necessità di aumentare la produttività per l’arrivo di una commessa di 150mila compressori K in più di quelli previsti. Aveva chiesto ai lavoratori di modificare l’orario di lavoro per quattro mesi, dal 29 maggio prossimo a settembre. Questo sarebbe stato supportato dall’introduzione di indennità economiche e a settembre nel piano industriale l’azienda avrebbe previsto investimenti sullo stabilimento di Mel, soprattutto sulla linea produttiva più vecchia. Le Rsu dopo il confronto coi lavoratori, hanno dato mandato ai segretari di categoria di raggiungere un accordo, ma quando questo accordo si è fatto, la maggioranza dei lavoratori si è opposta (198 a 185), facendo saltare l’accordo». «L’accordo prevedeva l’aumento dei giorni lavorativi, comprendendo anche la domenica (ora si lavora fino a sabato): una parte della linea avrebbe operato a ciclo continuo (7 giorni su 7) e l’altra su 20 turni settimanali fino a domenica mattina. L’accordo prevedeva 33 ore lavorative settimanali con i riposi infrasettimanali, ma con cambi di turni ogni settimana. La proposta è stata scartata, forse perchè è prevalsa una valutazione personale, non di ampio respiro. Forse i lavoratori hanno voluto mandare un messaggio all’azienda incitandola a investire comunque», sottolinea Deola. Ora la questione è delicata. «Il problema è grosso», dice la Fim Cisl, «l’azienda potrebbe decidere di far produrre quei compressori altrove e quindi di investire lì, oppure accelererà i tempi degli investimenti qui. Dipende da come leggerà il no dei lavoratori». Dello stesso avviso anche Luca Zuccolotto della Fiom Cgil: «L’esito ci costringe a porci delle domande come sindacati, visto che non abbiamo colto le esigenze dei lavoratori. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Cosa succederà dopo, è difficile dirlo: qualora a settembre ci fossero dei problemi, diventerà certo più difficile per noi andare a trattare con Acc. Noi avevamo trovato un accordo discreto, ma non era questo quello che volevano i dipendenti. Ora vedremo cosa farà l’azienda», conclude Zuccolotto.
Nota della CGIL sul Disegno di Legge Delega recante disposizioni per la revisione del sistema fiscale
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