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Aperture domenicali, parte raccolta di firme per abolirle  


de carlii sindacalisti Calvi e De carli Dopo due anni di sperimentazione abbiamo appurato che non ci sono stati i guadagni sperati. Torniamo a come era prima BELLUNO Una raccolta di firme per dire «no» alle aperture domenicali dei negozi. Lo chiedono i sindacati di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e la UilTucs bellunese che nei giorni scorsi hanno fatto pervenire ai comuni più grandi i moduli per sostenere la campagna. Per le realtà più piccole, qualora qualcuno fosse interessato potrà rivolgersi direttamente ai sindacati che forniranno le carte che poi il cittadino si impegnerà a consegnare all’ente locale per le firme.

«All’inizio avevamo presentato ricorso alla Corte costituzionale contro questa norma, ma il ricorso è stato rigettato, per cui ora l’unica strada da seguire è quella di chiedere l’abrogazione della legge. A noi bastano le 19 aperture domenicali concordate con la Regione Veneto. Questa strada è stata condivisa non solo dai sindacati di categoria, ma anche da Confesercenti e Acli. Addirittura in altre province a sostenere questa strada è anche la Cei», precisano Stefano Calvi della Fisascat e Mauro De Carli della Filcams. «Dopo due anni di sperimentazione di aperture il 70% degli stessi operatori dice che non c’è stato il guadagno sperato. E allora perché tenere ancora aperto?», si chiedono Calvi e De Carli. In realtà dall’inizio del 2012, solo il 3.5% dei consumatori ha fatto sempre acquisti la domenica, per contro i consumi delle famiglie sono calati del 2.2%, con una punta dell’8.1% sui beni durevoli e del 2.6% sui prodotti alimentari. Le firme da raccogliere in tutta Italia entro aprile-maggio sono circa 50mila, «anche se in Veneto ne sono state raccolte ormai 10mila». Tra gli elementi a sfavore della legge sulle aperture domenicali, come dicono i sindacati, è che «non ha prodotto nuovi posti di lavoro. Si tratta soltanto di qualche contratto week end di 16 ore, ma nulla di più. Se non a Feltre dove queste aperture sono ormai consolidate». Anzi, ci sono state maggiori chiusure dei piccoli esercizi soffocati dalla concorrenza della grande distribuzione (3068 in Veneto). «E per noi sindacati l’attività principale oggi è recuperare gli stipendi non pagati». E allora in provincia le parti sociali hanno deciso di giungere a un compromesso con i grandi gruppi. «Insieme al sindaco di Belluno», dicono De Carli e Calvi, «intendiamo far sedere attorno ad un tavolo la grande distribuzione e raggiungere un accordo tra gentiluomini al fine di riuscire a concordare un’apertura ogni 4 settimane per ciascun esercizio. Crediamo che questa sia una proposta valida che potrebbe essere sostenuta da quasi tutti. In questo modo si garantiscono guadagni per ciascuno. Ma il settore del commercio resta in crisi. Il fatturato in provincia è calato dell’1.5% nell’alimentare, del 70% nell’edilizia, del 20% nell’abbigliamento. Per contro nel 2012 sono cresciuti gli acquisti di cellulari e di Gratta&vinci, oltre che di farina perché la gente, per risparmiare, è tornata a farsi la pasta in casa». (p.d.a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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