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FIOM

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Acc, previste solamente tre giornate di lavoro  19-04-2013
 
Mel, all’incontro tra parti sociali e azienda dopo il “no” degli austriaci i sindacati chiedono il rispetto degli impegni sui volumi di produzione  
 
25 posti in forse  
 
Pulizie e mensa, lavoratori a rischio  
Appesa alle sorti dell’Acc italiana c’è la vicenda dei lavoratori della mensa e delle pulizie che operano nello stabilimento zumellese. Anche per loro questi sono giorni di grande ansia, perché se chiuderà la fabbrica anche per loro si mette male. Anzi c’è solo la disoccupazione per loro visto che operando per alcune cooperative non hanno diritto a nient’altro. Si tratta di 25 lavoratori tra addetti alle mense e alle pulizie industriali che hanno manifestato fin da subito la loro solidarietà ai colleghi della fabbrica metalmeccanica, scendendo addirittura in piazza con loro e scioperando con loro. «Malgrado la fatica bestia per recuperare lo stipendio alla fine di ogni mese, è importante per noi capire se saremmo destinati a rimanere a piedi»; dicono dalla Fisascat Cisl e dalla Filcams Cgil.


di Paola Dall’Anese wMEL Rispetto dell’impegno sottoscritto a Roma sulla ripartizione dei volumi di produzione, col rientro immediato di quelli programmati per l’Italia e recupero di quelli inviati Oltralpe, anche per poter riequilibrare il bilancio che rischia di essere negativo e di creare ulteriori disagi solo per i lavoratori zumellesi. Sono stati chiari e determinati ieri mattina i segretari di Fim, Uilm e Fiom, insieme con le Rsu all’incontro con la dirigenza dell’Acc, all’indomani del voto contrario degli austriaci al piano di rilancio del gruppo. Voto negativo che ora mette in serio pericolo l’unità dei due stabilimenti. Quindi basta sconti: i dipendenti dello stabilimento di Mel vogliono riprendersi quanto gli spetta, stanchi di fare sacrifici che non sono serviti a nulla, a quanto si è visto. Ma di sacrifici ne dovranno fare ancora perché per la settimana prossima sono previsti soltanto tre giorni di lavoro (dal lunedì al mercoledì) che potrebbero trasformarsi in due qualora il guasto ad un forno di Rovigo, che fornisce i lamierini per l’Acc, non dovesse risolversi entro domani. «Siamo sereni perché da parte nostra abbiamo fatto tutto il possibile per tenere insieme i due stabilimenti e tutto soltanto a scapito nostro. Abbiamo lavorato per mesi 2-3 giorni e continuiamo a farlo ora, però siamo anche stanchi e desiderosi che questa vicenda si concluda una volta per tutte, qualunque sia l’esito. Aspettare un’altra settimana significa rinviare ancora la nostra agonia», precisa Nicola Garlet della Rsu Uil. Intanto in Austria i lavoratori chiedono ulteriori prove della finanziabiltà del piano di risanamento e della sua sostenibilità. «Servirebbero cioè 5 milioni di euro a copertura del piano. È pertanto necessario trovare degli sponsor tra le banche che sostengano questa operazione. Attualmente ammontano a 30 milioni di euro i crediti non ancora certificati», precisa Bruno Deola della Fim Csil, «e di questi il 20% deve essere coperto. Ma per un gruppo come l’Acc 5 milioni sono niente visto che soltanto lo stabilimento di Mel mobilita 7 di milioni al mese. Il timore, quindi, è che sotto si nasconda qualche volontà contraria a questo risanamento italiano». A questo punto l’azienda non solo lavorerà sul fronte di miglioramento del piano come chiesto dai creditori, ma «è sicuro che cercherà di creare anche un’alternativa qualora il voto sia ancora negativo per cercare di giungere a un divorzio consensuale, senza troppi strappi. In fondo produciamo tutti e due gli stessi prodotti e quindi in questo scenario negativo si apre una sfida», precisa Paolo Da Lan della Uilm, «che è possibile vincere valutando anche i fondi europei per riuscire a recuperare risorse ed essere più competitivi. Poi la differenza la faranno i clienti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Da Corriere delle Alpi

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