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Inca Belluno, lettera aperta contro i tagli ai Patronati

Inca 1Siamo lavoratrici che operano al Patronato Inca e siamo preoccupate per il taglio al Fondo per i Patronati previsto dal Governo poiché ciò cambierà il nostro lavoro.

Dedichiamo tempo, anima e corpo a un lavoro che spesso ci porta fuori sede, nelle aree più marginali della provincia, per non far mancare il nostro supporto nei paesini dove lo Stato non arriva perché mantenervi degli uffici è troppo oneroso.

Spesso siamo un punto di riferimento per anziani e disabili, genitori single e donne straniere, persone per cui sarebbe complicato spostarsi per accedere al nostro e ad altri servizi, e si sono creati rapporti che vanno oltre il nostro lavoro.

Nessuno ce lo chiede, ma noi sentiamo anche questo come un compito, così come ci sentiamo in dovere - ogni volta che ci si presenta un caso - di esplorare tutte le strade e le soluzioni possibili per dare a persone come noi, che vivono del proprio lavoro, l’indicazione giusta per usufruire nel modo più pieno di diritti non sempre facilmente accessibili.

Soprattutto dopo le ultime riforme, nelle materie lavorative e previdenziali la normativa è una giungla, le variabili sono molteplici e le soluzioni ormai a misura di singolo individuo, ed imboccare un percorso anziché un altro può essere penalizzante per le persone.

Certo, sarebbe facile dare la prima risposta disponibile, ma non è questo il nostro compito. Ci compensa un ringraziamento, un fiore, una torta fatta in casa, ma ci capita anche di diventare il bersaglio di chi, trovandosi di fronte a prospettive che non corrispondono alle sue aspettative, se la prende con noi perché siamo le persone che ha davanti, perché ci vede come l’interfaccia della pubblica amministrazione, anche se non siamo state certo noi a fare leggi che magari nemmeno condividiamo.

Troviamo ingenerosa, nella filosofia dei tagli, la rappresentazione del nostro lavoro come quella di passacarte più o meno informatizzate, senza considerare minimamente il valore di una funzione tesa a far corrispondere l’effettiva fruizione di un diritto con lo spirito della legge che lo definisce. Uno spirito che viene violato ogni qual volta si produce una rinuncia o una decurtazione di quel diritto per ignoranza, per sottovalutazione, per incompetenza, per incuria, per mancanza di assistenza alle persone. Non a caso è la stessa Costituzione a definire le prerogative dei patronati.

Sappiamo anche quanto conti, nel rendere esigibili i diritti, la rete di relazioni e di trasmissione delle conoscenze rappresentata dalle organizzazioni sindacali e dai loro delegati nei luoghi di lavoro. Perché chi non sa cosa gli spetta, non lo chiede nemmeno.

Tutto questo lo hanno capito molto bene le migliaia di lavoratori e di pensionati che in questi giorni ci hanno manifestato in tanti modi la loro solidarietà. Perché non c’è bisogno dell’alta politica per sapere che eliminando i punti di riferimento e le buone relazioni si consegnano le persone alla solitudine ed all’incertezza del diritto.

Monica, Mara, Anna, Valentina, Barbara, Federica, Elisa operatrici del Patronato Inca di Belluno

 

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di vittorio progetto sviluppo1 bruno trentin