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Il nuovo Piano Socio Sanitario del Veneto.

foto de carli articoliIl nuovo Piano Socio Sanitario del Veneto, presentato alle comunità e associazioni della regione gia’ nei primi giorni di maggio ha sollevato da subito un forte dibattito in tutta la provincia di Belluno, con prese di posizioni decise di associazioni, sindacati e soprattutto sindaci.
Il motivo di tale premura stava nella necessità di una velocissima risposta, conseguente ad una altrettanto velocissima analisi sulla bontà o meno del Piano stesso, da portare in tempi ristretti alla stessa Regione dentro le audizioni da programmare in Quinta Commissione. Le audizioni sono funzionali, in aggiunta alle pressioni politiche che le forze sociali ed economiche riescono a esercitare, per indirizzare al meglio la costruzione della legge regionale finale, che deliberera’ definitivamente il nuovo PSSR 2019-2023.


Tutta questa velocità era necessaria poiché la regione Veneto, assessore Coletto, avevano a maggio dichiarato la volontà di arrivare alla promulgazione della legge entro il mese di luglio e conseguentemente le famose audizioni dovevano svolgersi al massimo entro il mese di giugno (ovviamente del 2018).
Allo stato attuale invece non si conoscono i tempi reali e il vero iter di questo provvedimento.
Il risultato per la provincia di Belluno è che anche il dibattito politico sul nuovo PSSR si è notevolmente affievolito, tanto che ad oggi non si è ancora arrivati a analisi e proposte delle comunità bellunesi sul piano stesso.
La CGIL sta sollecitando la costruzione e la condivisione di una proposta unitaria da parte di tutto il territorio, perché il tema sanità, le linee guida su come si strutturerà l’offerta socio- sanitaria in Provincia (Sappada compresa), rappresentano l’elemento cardine di WELFARE Territoriale che deve tutelare e rassicurare la popolazione della Provincia e percio’ determinante per il sostegno di una buona qualità della vita dei suoi abitanti, visitatori e turisti.
Partiamo da alcuni punti, frutto delle nostre analisi, del contributo di tanti nostri pensionati e lavoratori, delle ricerche che su questo tema abbiamo effettuato:
• Il vecchio PSSR 2012- 2016 non ha ancora visto la sua ultimazione definitiva, in particolare proprio sul pezzo che parla, e lo fa in entrambi i PianiSSR , di uno sviluppo delle medicine del territorio come strumento indispensabile per la “presa in carico del paziente”, in particolare per la cura delle malattie croniche e della “non autosufficienza”.
Assistiamo invece da tempo ad un rallentamento di questo processo, mentre a nostro giudizio dovrebbe trovare spinta e continuita’ di implementazione proprio perché necessario anche allo sviluppo del nuovo PSSR, al momento della sua definitiva trasformazione in legge regionale .
In primis quindi si chiede di mantenere una continuità di programmazione del PSSR 2012-2016 poiché non ancora attivo nella suo parte del socio- sanitario territoriale
• La questione delle risorse messe in campo sarà determinante; su questo la regione Veneto dovrà essere chiara. Scrivere all’art. 3 che si opererà con “invarianza” di risorse significa partire con il “freno a mano tirato”, poiché tutti sanno che per una sanità efficiente, al limite per il mantenimento degli stessi standard attuali, ed in particolare per sviluppare IN MONTAGNA un sistema di medicine del (o nel) territorio, servono maggiori risorse da investire anno su anno, in particolare nelle zone di montagna.
• Infine, perché si possano garantire livelli di garanzia appropriati a tutti i cittadini della Provincia, di fronte alle emergenze e alle urgenze, bisognerà che nei vari ospedali, forse anche dentro le cosiddette strutture intermedie (es. gli ospedali di comunità), esistano e si sviluppino punti di eccellenza vera, non subordinati ad altri ospedali distanti dalla Provincia. Bisognerà quindi identificare la formula regolamentare corretta per mantenere e sviluppare il sistema ospedaliero secondo il criterio dell”HUB di rete”, con specializzazioni importanti in ogni nosocomio, che sappiano interagire tra loro, specialmente nelle urgenze-emergenze, che possano essere addirittura di attrazione specialistica per l’intero Veneto.
Crediamo siano questi gli elementi indispensabili per un buon sistema socio-sanitario per la provincia di Belluno, e sollecitiamo le comunità, gli enti locali che tanto interesse hanno su questo tema, a ricercare quei punti di caduta, anche di pratica attuazione immediata, per riportare attualità alla discussione del Piano Socio- Sanitario 2018-2023, anche perche’ non cada nel dimenticatoio dei prossimi periodi di vacanze estive, con il pericolo di una accelerata in autunno, senza interventi del territorio e delle sue parti sociali.

Mauro De Carli- Segr. Gen. CGIL Belluno

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