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Analisi dei dati 2018

foto de carli articoli

Ora i dati del mercato del lavoro relativi all’anno 2018 sono definitivi e quindi ci permettono un’analisi e un confronto con la situazione economica in atto nel Paese e e nello specifico  nella provincia di Belluno; inoltre ci permettiamo di azzardare un ipotesi sulle evoluzioni possibili che potrebbero esserc9i nel corso del 2019.

Veneto

In primis il dato economico  generale, che parla anche per il Veneto di una crescita minore di quella del 2017, anche in una dinamica di minore export, che non permette di raggiungere  i livelli di attivita’ pre-crisi 2008; al contrario il dato invece delle posizioni lavorative complessive risulta essere positivo, superando di 36.200 unità il dato occupazionale del 2008.

E’ la composizione di questa ultima risultante il vero nodo della questione “lavoro e ricchezza prodotta”; siamo di fronte ad un volume preponderante di assunzioni a tempo determinato, ben 722.770 tra contratti a termine e in somministrazione nel 2018 (pari al 82,53% sul totale dei nuovi assunti), il che significa che la sommatoria nel corso dei dieci anni dal 2008 ad oggi disegna un Veneto, al pari dell’Italia, estremamente precario, con una forte discontinuità lavorativa e reddituale. Lo dimostra il dato delle domande di Naspi, ossia di disoccupazione,  che aumentano (circa 180.000 nel Veneto) spiegandoci che gli effetti del ”Decreto Dignita’” non è stato quello di aver stabilizzato l’occupazione, ma anzi di aver velocizzato il “tour over” dentro le aziende sui contratti a termine, riducendo la durata  da 36 a 12 mesi quelli senza causali e cosi’ facendo si è spostata la modalità contrattuale di assunzione dei lavoratori  verso lo “staff-leasing”  (in affitto presso le agenzie),  modalità che infatti vede numeri in aumento nella parte finale dell’anno.

Come dire che fatta la legge, a nostro giudizio “volutamente” imperfetta, le aziende hanno trovato l’”inganno”, di sicuro non hanno stabilizzato granchè e le trasformazioni a tempo indeterminato, anche per la componente  degli apprendisti, sono  arrivate grazie agli incentivi sui lavoratori under 35 e la naturale  fine dei percorsi di inserimento dell’eccezionale ondata  di tempi determinati del 2017. La dimostrazione sta nel fatto che  le conferme  sono avvenute durante tutto l’anno, soprattutto nel primo trimestre (+150%), in presenza ancora di una congiuntura economica positiva.

Ad accentuare inoltre la problematica reddituale basti guardare il dato in crescita  delle assunzioni Part-Time, chiamate “involontarie” poiché subite dal dipendente e non cercate per proprie necessità personali o famigliari, che sono oggi il 30% circa del totale delle assunzioni.

 

2018 su 2008

Il dato di Belluno, pur in linea nelle dinamiche interpretative con quello del Veneto presenta alcune differenze: non abbiamo recuperato l’intera occupazione, mancano ancora 70 posizioni per raggiungere il livello del 2008 e subiamo un abbassamento di ben 1245 occupati a tempo indeterminato. C’e’ da dire che la base occupazionale  è conseguenza anche del processo di forte spopolamento e invecchiamento degli abitanti, il che dovrebbe interrogare tutta la comunita’ bellunese, le forze politichee  sociali alla ricerca di soluzioni, poiché un territorio con ridotte potenzialità occupazionali è anche un territorio in cui deprimono gli investimenti e involve la prospettiva di un vero rilancio.  A titolo di esempio  basterebbe citare i dati dei due maggiori comuni della Provincia,  in cui si evince  che  tra 10 anni mancheranno, in conseguenza dell’effetto demografico, 1778 lavoratori attivi a Belluno e  1219 a Feltre.

Ritornando sull’analisi Bellunese si puo’ dire che il settore industria dal 2008 ad oggi ha perso ben 2735 occupati, recuperati dai settori dei servizi (commercio, turismo servizi sanitari, altri) con + 2465 e dall’agricoltura  con +200 addetti.

Se scomponiamo poi ulteriormente il dato  vedremo che nell’industria  ad oggi lavorano  ben 2995 lavoratori in meno con contratto a tempo indeterminato (sempre base 2008) con +1445 somministrati, e 1010 contratti a termine in meno; quindi si è avuta una sostituzione del mercato del lavoro interno all’industria, in cui si è ridotta sia la base occupazionale complessiva, soprattutto quella stabile e fissa, e sostituita  con il lavoro in somministrazione, i cui lavoratori sono  esterni all’impresa poiché assunti da un soggetto terzo, legato con le aziende produttive da un solo rapporto “commerciale” di  “prestatore di manodopera”.

Altra cosa nel settore dei “servizi” dove aumentano sia la base occupazionale  (+ 2465) che le assunzioni fisse (+1745), con numeri elevati per “i servizi alla persona “, ben 1590 tempi indeterminati, divisi tra le posizioni “intellettuali “ (+930) e  quelle “operatori qualificati”  (+270). Solo 80 le postazioni fisse aggiunte nel settore “commercio e tempo libero”. Da spiegare che i 930 posti in più nelle professioni intellettuali sono la sommatoria di vari sottosettori, i piu’ significativi dei quali sono “formatori e insegnanti” + 975 postazioni, nella maggioranza affidate a personale femminile, mentre sono 385 i C. indeterminati nel socio-sanitario. In calo gli occupati nella Pubblica amministrazione.

 

2018 su 2017

Il saldo del 2018 sul 2017 alla fine ci parla di un anno positivo per Belluno, nel saldo occupazionale +875 e nei rapporti di lavoro a tempo indeterminato +355. Per una volta maggiore l’impatto dell’industria, +645 il saldo,  che in quello dei servizi +195.

Andando poi ad analizzare le professioni che sviluppano nuove opportunità di lavoro è interessante capire quale nesso esiste tra livello di professionalità e tipologia di assunzione. Sulle 35500 assunzioni fatte nel 2018, 8830 appartengono a professioni non qualificate (quasi tutte con modalita’ precarie 94,3% con  solo 470 a T.Ind.), 10835 sono di “prof. Qualificate “ dei servizi” ( qui centrale il ruolo di commercio e soprattutto turismo  89,2% precaria), 2830 della categoria impiegatizia (79.2% precari), 5430 operai specializzati (76,8% precari), 2705 semispecializzati (84,6%).

Si evidenzia come la ricerca di figure specializzate  (il 15,3% del mercato del lavoro), soprattutto nell’industria, porti ad una maggior stabilizzazione del rapporto di lavoro, mentre  allo stesso tempo  la sommatoria  delle professioni “non qualificate” e “semispecializzate”  ha valore per circa il 32,5% dell’intero numero di assunzioni (quelle dei servizi hanno una tipologia di stagionalità a se stante e quindi su queste non facciamo analisi comparativa).

Su quest’ultimo segmento di professionalità ,  3805 sono tipiche  della sola industria (quindi il 33% di queste assunzioni di  “medio-bassa qualifica”); sono indispensabili per la tenuta produttiva e per garantire i tempi di lavorazione del settore, eppure sono assunti al 93,7% in somministrazione.

Per finire potrei affermare che il lungo processo di crisi e trasformazione, avvenuto dal 2008 ad oggi ha visto lo svuotamento di lavoratori fissi dentro le fabbriche, li ha sostituiti con operai “solo” precari (a causa delle riforme  del Mercato del Lavoro di questi anni, compreso il Decreto Dignità), nemmeno assunti poi dalla ditta ma parcheggiati in “staff leasing”.  Sono questi lavoratori su cui incombe la prospettiva di una  recessione nel 2019, poiché è chiaro che a fronte di stagnazione delle produzioni saranno i primi a subirne le conseguenze.

Quel che “rode” inoltre è che non si  chieda a questa tipologia di lavoratori di crescere professionalmente, magari attivando attività formative attingendo risorse dai Fondi interprofessionali per avviare corsi di formazione, ma ci si lamenti della carenza di lavoratori specializzati (richiedendoli da altri territori o da altre aziende).

L’utilizzo delle agenzie di somministrazione costituisce una forma di disimpegno nel programmare e costruire al proprio interno le figure professionali indispensabili  per il futuro.

Anche ai lavoratori di “medio bassa” professionalità invece si chiede di avere “competenze”, credendo spesso che queste siano attivabili nella sola zona del Mercato del lavoro dei “giovani”.  Il livello delle competenze che invece tutti i lavoratori hanno, comprese quelle generate da una lunga carriera nelle varie postazioni di lavoro in tanti anni di servizio, dovrebbero essere considerate alla pari per  un mercato del lavoro più equilibrato, che non precluda a nessuno la possibilità di un veloce reimpiego.

Sono ovviamente temi  che troveranno dibattito nel prossimo “Tavolo delle Politiche attive”  della Provincia di Belluno, auspicando un maggior coinvolgimento di tutto il tessuto imprenditoriale e di rappresentanza sociale  del territorio.

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