Canoni idrici

Nel dibattito politico sulla provincia di Belluno assistiamo ad un paradosso: da
un lato la narrazione secondo cui si continua a dichiarare l'importanza della montagna
nell'ecosistema più generale della Regione Veneto, dunque contrasto allo
spopolamento con più servizi, anche con una legge ad hoc, vedi legge sulla montagna,
unita alla necessità di valorizzare la gestione della produzione idroelettrica per dare più
risposte ai cittadini.
Dall' altro lato c’è la realtà dei fatti:
siamo tra le province più care d'Italia, con la città di Belluno che fa registrare il
maggior incremento su servizi all'infanzia (asili nido) e carrello della spesa, fonte
Istat;- il numero dei pensionati ha superato quello dei lavoratori, con l'aggravante che
sempre più giovani lasciano la provincia; - nessun servizio in più e una legge sulla montagna senza coperture economiche;
Di oggi la notizia, già denunciata dai sindaci, che il Governo vorrebbe togliere ai
comuni bellunesi, il 30% dell'eventuale aumento della tassa di soggiorno, con gravi
ripercussioni sui già magri bilanci comunali a causa dei mancati trasferimenti.
In questo quadro, le scelte di bilancio della Regione Veneto, sui fondi delle
concessioni idroelettriche, sembrano la beffa oltre al danno.
Non solo non sono mai arrivati nelle casse della Provincia di Belluno i 48 milioni che
la Regione Veneto ha già incassato, ma adesso rischiamo di perdere gli altri 8 milioni
della monetizzazione del 2025.
Fondi che dovrebbero servire al potenziamento dei servizi a partire dalla riduzione
del costo delle rette nelle Rsa, per assumere nuovi operatori socio sanitari,
allargandone l'accessibilità e alleggerendo il costo per le famiglie bellunesi.
Chiediamo, dunque, che la giunta regionale provveda ad assumere le proposte già
presentate in consiglio regionale, che consentano di rilasciare quelle risorse che
spettano alla Provincia di Belluno e che sono necessarie a migliorare la qualità della
vita di chi, nella nostra provincia, ha scelto di rimanere.
