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Crisi Ideal Standard martedì si ritorna al Ministero a Roma  
 
Trichiana. La speranza è che l’azienda possa presentare il piano industriale 2014-2015 per il dopo solidarietà  

di Paola Dall’Anese wTRICHIANA Si avvicina a grandi passi la scadenza del 26 febbraio, il giorno in cui i sindacati, insieme ai vertici dell’Ideal Standard, si troveranno ancora una volta al Ministero dello sviluppo economico per discutere del futuro dello stabilimento trichianese. Un incontro fissato ancora a dicembre, sul quale le parti sociali nutrono molte aspettative, anche se tutti sono consapevoli della gravità della crisi globale. Martedì prossimo, infatti, teoricamente dovrebbe essere presentato dalla società il piano industriale 2014-2015.

«La speranza è che si possa conoscere cosa succederà dopo il prossimo 31 dicembre, quando cioè scadranno i contratti di solidarietà. Vorremo avere qualche certezza in più circa il nostro futuro», sottolinea Gianni Segat, della Rsu dello stabilimento. «Il problema è che non sappiamo cosa aspettarci nemmeno quest’anno in termini di produzione». Qualche timore in più però è nell’aria, dopo la sostituzione nelle settimane scorse del direttore commerciale. Andrea Filippetti è stato sostituito con quello che segue Francia e Belgio. L’ufficio sarà a Milano. «Sappiamo che questo nuovo direttore ha dato una spinta al mercato francese, la speranza è che possa fare altrettanto anche qua, rilanciando il mercato italiano. La cosa importante è che il nostro mercato non sia trattato come un mercato qualsiasi, ma come il settore leader, come siamo ora», precisa Segat. Un altro problema resta quello dei contratti di solidarietà. Attualmente i dipendenti stanno lavorando con una riduzione d’orario del 25% (sei ore al giorno con una produzione di 605-630 mila pezzi). «Certo, se si riuscisse a recuperare quella fetta di mercato che porterebbe la produzione a 1,8 milioni di pezzi, potremmo rimanere a galla senza particolari problemi; ma senza questi dati, la situazione sarà più critica. La nostra speranza è che il piano industriale che la società ci presenterà sia di rilancio vero e ambizioso, e che possa confermare ancora una volta la nostra convinzione, ovvero che in Italia si possono recuperare aree di mercato importanti, tali da apportare nuova produzione e passare a un regime diverso dalla solidarietà attuale», conclude Segat. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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