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Gli operai: «Dell’Acc non ci resta nulla»  
 
Mel, lo sfogo dei lavoratori: «In quella fabbrica, dove c’è chi ha perso salute e vita, pure le linee sono in leasing»  
di Valentina Damin wMEL C’è chi ci ha lasciato la salute e qualcuno la vita, per quella fabbrica, e ora chi resta non vuole vedersela strappare così da sotto le mani. È questo il messaggio più forte lanciato domenica sera dopo il consiglio comunale straordinario sulla crisi dell’Acc, quando il sindaco Cesa, chiusa la parte istituzionale, ha dato libero intervento ai numerosi operai presenti in sala. La prima a prendere la parola è stata Antonella Susana, che ha delineato la drammatica situazione vissuta dagli oltre 600 operai dell’Acc.

«La situazione è drammatica perché è dal 2004 che siamo in cassa integrazione», ha spiegato, «in Italia manca una legge che sorvegli queste multinazionali. Nell'85, quando siamo passati da Zanussi a Electrolux, chiedevamo una legge che ci tutelasse in questo senso, ma non c’è mai stata e così ora i lavoratori non hanno più diritti. Penso anche alla salute dei lavoratori: siamo stati sfruttati, per anni la gente ha lavorato in mezzo a fumi e olii senza precauzioni, abbiamo visto molti compagni di lavoro morti di tumore e in molti hanno le mani e le ossa rotte. Questo è successo in quella fabbrica. E poi voglio dire agli amministratori che, quando veniamo a spiegarvi la situazione, voi dovete crederci: la situazione era già grave nel 2004 ma non si è fatto nulla. A Mel, ora, non abbiamo più nulla, i muri non li abbiamo, le linee sono in leasing, l'unica cosa che resta sono le vendite a Pordenone». Sulla questione salute anche il consigliere di minoranza Andrea Dall’O’ si è espresso: «In molti qui hanno lasciato la loro vita per questa fabbrica, io che sono medico da trent'anni ne ho visti di casi e anche per loro chiedo che tutti mercoledì si partecipi alla manifestazione di Belluno». L’atmosfera della sala consiliare, domenica, rendeva davvero l’idea della drammaticità del momento e della situazione. «È uno stato d'animo che ci appartiene», ha detto il capogruppo di Innovamel Pierpaolo De Paris, «perché chi lavora nella fabbrica lo conosciamo, ci sono coppie che lavorano insieme lì e spero che possano continuare a farlo. La strada dell’Acc è stretta e tortuosa, ma perdere un potenziale umano così ha la dimensione di un dramma epocale. Servono azioni concrete e va messa alle strette la Regione perché si assuma le proprie responsabilità». Una delle parole più utilizzate negli interventi è stata “pressione”. «Dobbiamo fare una grande pressione», ha detto il sindaco Cesa, «perché i finanziatori del gruppo sono influenzabili da questo tipo di mosse», e poi, ha continuato il consigliere Deola, «dobbiamo continuare uniti in una lotta senza quartiere per perseguire il nostro obiettivo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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