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Cgil e Cisl rivendicano un patto per la ripartenza

foto de carli articoliIl dibattito Cgil e Cisl rivendicano un patto per la ripartenza Le segreterie provinciali di Cgil e Cisl chiedono alle controparti di siglare un patto sindacale per affrontare la ripartenza e la Fase 2. A pagina X Una proposta unitaria è stata firmata dai due segretari provinciali di Cgil e Cisl «Il patto per ripartire e vincere lo spopolamento» Abbiamo già avuto occasione di dirlo:

dopo il Coronavirus "nulla sarà più come prima" né economicamente né socialmente; ma abbiamo mai pensato a come le situazioni e l'esperienza avuta nelle fasi dell'emergenza potrebbero modificare la nostra quotidianità futura, la nostra economia e lo stesso sistema sociale? E' quindi possibile che ci siano elementi che da questa emergenza possano generare delle opportunità, nuovi modelli di crescita che mettano al centro la persona, un nuovo modo di lavorare e di relazionarci. Siamo in grado di rilanciare il valore della comunità, ricostruendolo attorno ai principi della solidarietà e con intenti comuni per risolvere nuove e vecchie problematiche? Ripartire si può, ma servono una visione chiara, idee concrete e una strategia: un patto per la ripartenza che preveda una condivisione di obiettivi e iniziative con le parti sociali e le istituzioni a livello nazionale e provinciale, in cui il sistema possa trovare elementi di resilienza e occasioni da sviluppare. Una scommessa che vinceremo solo se sapremo individuare che cosa serve davvero. Prima di tutto dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di lavorare e vivere in sicurezza, perché l'emergenza non è finita. «IL PRIMO PUNTO È METTERE TUTTI IN SICUREZZA PERCHÈ L'EMERGENZA SANITARIA NON È ANCORA FINITA» Ciò significa l'applicazione seria dei protocolli di sicurezza, ma anche consistenti investimenti pubblici nel sistema socio-sanitario. Una sanità efficace, con posti letto e medici, che potrà limitare futuri lockdown, a beneficio di tutta la comunità e dell'intera economia, una continuità di attenzione che risolva le frammentazioni che abbiamo visto, in particolare tra le strutture per anziani o nell'assistenza dei più fragili nell'intero territorio. Ripartire in sicurezza significa anche, da una parte, rivedere i meccanismi organizzativi delle aziende, dall'altra ripensare una politica industriale nazionale seria, strutturata e ragionata, da declinare successivamente a livello regionale e territoriale. Ormai risulta chiaro che senza un intervento in investimenti e direzione pubblica questo non avverrà in modo spontaneo. La prima cosa da fare è sbloccare i cantieri già finanziati o in parte progettati. Per quanto riguarda la provincia di Belluno significa accelerare i cantieri di Cortina 2021, della ferrovia e della infrastruttura della banda ultra larga. In secondo luogo, le aziende vanno accompagnate nella transizione energetica dal petrolio alle fonti rinnovabili e all'industria 4.0. Pensiamo alle realtà industriali che forniscono servizi per l'utilizzo della tecnologia, a quelle della cura del territorio e dell'economia circolare (boschi, legno, filiere corte, artigianato e turismo), ma anche alle aziende del settore moda, chimico e metalmeccanico, che già in parte hanno saputo convertire le loro produzioni. Vanno però costruiti modelli che siano attrattivi per gli investimenti e utilizzare ancora di più i bandi europei, in particolare quelli per la ricerca. E fondamentale che le imprese, a partire dalle occhialerie e dalle aziende metalmeccaniche, si costituiscano in reti, altrimenti rischiano di essere estromesse dalla competizione internazionale. Vale per la ricerca, serve un collegamento certo con l'Innovation Hub di Padova, per le politiche di export, linfa vitale per l'economia bellunese. Non è anacronistico parlare di made in Italy e, anzi, vanno rilanciati i concetti di bellezza, di qualità e di ingegnosità. Sul turismo vi è la possibilità di offrire un ambiente favorevole, meno affollato e idoneo in tempi di Coronavirus, dove l'accoglienza diffusa può diventare una importante entrata economica per le famiglie e valorizzare così le vallate. Vanno però sostenuti questi progetti attraverso un coordinamento locale che, nei fatti, è lasciato a sporadiche iniziative individuali, e purtroppo al rischio di essere predati dai gruppi d'affari. Da tempo attendiamo il riconvocarsi del tavolo provinciale delle politiche del lavoro che in questi anni ha lavorato per tentare di incrociare domanda e offerta, finora l'abbiamo sempre sollecitato noi e nonostante i proclami delle categorie economiche, che ci invitano a traguardare il futuro, nessuno si è mosso. Eppure sembra chiaro che a breve si dovrebbero presentare le avvisaglie del cambiamento del modo di produrre, anzi dello stare in fabbrica. La transizione economica al digitale e al green new deal modificherà radicalmente le mansioni di lavoro, per le quali servirà molta formazione costante nel tempo. Priorità sarà dunque anche quella di non lasciare indietro nessuno e per questo occorre motivare e formare chi perderà il posto di lavoro per la crisi economica. Servono politiche attive vere e programmi seri di formazione permanente dei lavoratori. La scommessa formativa non vale solo per le singole persone, ma anche per le aziende, la competizione non passa soltanto attraverso l'aumento della produttività, ma sulla capacità di ricerca e innovazione. Gli investimenti devono tornare al centro dell'attenzione anche sul sistema dell'istruzione, a partire dalle scuole dell'infanzia, in quanto servono insegnanti motivati, strumenti informatici e una scuola al passo con l'Europa. È opportuno consolidare e ampliare una proposta universitaria per contribuire, insieme al nuovo polo di alta formazione della Luiss Business School aperto recentemente nel capoluogo, alla permanenza dei giovani a Belluno, attraendone anche da fuori provincia. Da più parti si invoca un'azione comune per gestire i prossimi periodi serve però avere relazioni sindacali forti e costanti nel tempo, con la capacità di reciproco ascolto e di proposta con gruppi dirigenti che, pur esprimendo legittime posizioni anche contrapposte, si confrontino sugli obiettivi condivisi. Da tempo chiediamo un patto per la Provincia, per salvarla dallo spopolamento, per farlo crediamo sia necessario ridare centralità al lavoro, sostenibilità e innovazione nel mondo dell'impresa, relazioni industriali o sindacali in rapporto con la politica e le istituzioni.
Rudy Roffarè Cisl Belluno Treviso Mauro De Carli Cgil Belluno

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