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Relazione del segretario generale della Cgil di Belluno al direttivo del 15-02-2021

foto de carli articoliCari compagni, come sempre in queste occasioni il dibattito sul bilancio, che precede questa introduzione assorbe un pezzo abbondante del tempo a disposizione, e pur se siamo ad inizio di un nuovo anno, particolarmente complesso e imprevedibile, è opportuno essere sintetici e cercare di esporre la visione del momento politico attuale solo per punti sintetici.

Eppure di temi ve ne sarebbero molti, potenzialmente arricchiti dall’evoluzione della crisi di governo che in questi giorni ha trovato soluzione.

Gia’ prima di questo, il nostro orizzonte si profilava su questioni pesanti;

-da una parte la necessità di gestire la pandemia, capire e indirizzare la campagna vaccinale ad una chiarezza sui tempi, sull’efficacia, sulle forniture dei vaccini,

-dall’altra parte capire e agire per il contenimento degli effetti della crisi economico- produttiva in atto, reggere l’urto per il mantenimento delle tutele e degli ammortizzatori contro la logica della mano libera ai licenziamenti

 ed infine

-intervenire nel dibattito politico per la definizione delle linee guida della ripresa- ripresa sui tantissimi campi dell’attuale crisi- (sociale ed economica) - ripresa che di per se’ non può e non deve essere il riproporre lo schema socio-economico che abbiamo vissuto prima della partenza del COVID. Serve veramente costruire un nuovo modello di sviluppo- secondo linee guida che tanti reclamano e che sono la sostenibilità-ambientale e sociale, politiche di inclusione delle aree più deboli (noi pensiamo al Mezzogiorno) e dei soggetti più deboli che oggi si identificano nei giovani e nelle donne.

Su quest’ultimo pezzo, tanti condividono questa impostazione ma credo che gli ostacoli, politici e culturali, per indirizzare il lavoro siano molto consistenti o perlomeno abbiamo di fronte un sistema produttivo e sociale che fa fatica a rivedere, culturalmente, la necessità di un cambiamento Green dell’economia ed a sostenere una svolta verso politiche Inclusive.

Con la crisi di Governo abbiamo aggiunto un ulteriore elemento di difficoltà, credo che tanti di noi siano stati convinti della inopportunità del momento storico in cui è intervenuta, siano arrabbiati con chi (io penso Italia Viva e il suo leader) l’ha provocata, forte del peso dei numeri dei propri senatori e con lo scopo di cambiare solo il presidente del Consiglio, senza preoccuparsi seriamente di quali scelte strategiche tale cambiamento avrebbe provocato.

E quindi ora siamo in attesa, non di conoscere se si formerà un governo- il presidente Mattarella lo si sapeva non avrebbe mai portato il Paese al voto prima del semestre-bianco (e su questo ha contato pure Renzi). Il Governo sarà quello di Draghi, grande drago dell’establischement europeo- a cui dobbiamo la salvezza dei nostri conti pubblici dentro la crisi del 2008, e per questo primo ministro di un governo che tutti immaginavano solo tecnico.  E secondo il mio giudizio lo sarà, anche con i tanti ministri politici che servono ad una composizione del voto parlamentare, perché’ incentrato sul ruolo guida e autorevole del Primo ministro.

A me hanno sempre insegnato che i tecnici non sono neutri, anzi, spesso riflettono le impostazioni dominanti della fase economica, anzi più precisamente di quella finanziaria. Tutti ricordano il governo Monti, che dichiarava equità nelle scelte di contenimento della spesa pubblica e riduzione del debito dentro la grande crisi del decennio passato, ed in verità operò con tecnicismi di cassa e politiche di liberalizzazione, nessuna equità sul fisco, mantenendo inalterato la perdita di entrate causate dell’evasione fiscale e prelevando dal contenitore dell’INPS le risorse per allontanare lo spettro del default e per controllare lo spread.

Come tutti ricordano, il lascito di quell’esperienza tecnica è la legge sulle Pensioni “Fornero”, la più europea delle leggi sulle pensioni, quella più confacente ai dettami dell’Austerity, -AUSTERITY  che imponeva la parità dei bilanci dello Stato con una riduzione delle coperture sociali in tutta Europa, che tanta parte ha avuto per la crescita delle diseguaglianze, del ritorno ai movimenti nazi-fascisti, della crescita dei sovranismi, -che attingono forza proprio dai disastri sociali della gestione europea tutta monetarista e molto poco sociale.

Guardo quindi con distanza alle tre linee guida sbandierate da Draghi per far coesistere la sua nuova ed allargata maggioranza: fisco progressivo (no flat tax e no patrimoniale), giovani e lavoro. Né troppo sintetico (sono temi omnicomprensivi seppur definiti e numericamente limitati), né troppo chiaro; non mi piace che l’esposizione del programma di governo venga fatto solo a giochi, quando cioè i gruppi parlamentari non potranno che votare la fiducia, pena il caos politico immediato.

Dentro quei tre temi ci sono evoluzioni normative e linee di sviluppo sociale che potrebbero non essere conseguenti con le aperture di credito che tutti, comprese le Organizzazioni sindacali, hanno fatto nei confronti di Mario Draghi.

In particolare il tema del lavoro è quello che chiediamo avere linee di intervento marcatamente in discontinuità con il passato; non può esistere precarietà se pensiamo di poter poi offrire un futuro ai giovani, non può esistere lavoro qualificato se non abbiamo un sistema produttivo che apre alle aspettative professionali dei giovani, alle possibilità di mettere a frutto le competenze maturate.

Non mi sembra che l’insieme delle forze parlamentari che daranno vita al GOVERNO Draghi hanno un’unica idea su questa questione, pensando poi che Confindustria è sembrata essere tra i mandanti del cambiamento del Premier, posso quindi immaginare le difficoltà che avremo su questo punto.

Proprio sabato il ministro Orlando ha convocato CGIL CISL e UIL per il 14 e il 16 febbraio: una convocazione distanziata che ha all’ordine del giorno il tema
della proroga del blocco dei licenziamenti. Probabilmente si vorrà ascoltare prima la nostra posizione, che ribadisco è molto semplice - a fronte dello stato di emergenza sanitaria, dei tempi incerti della ripresa dell’economia, non può essere che quella di una ulteriore proroga con l’utilizzo degli ammortizzatori.

Poi immagino arriverà nella seconda data la decisione del neoministro, probabilmente quella di una mini proroga o di un via libera alle ristrutturazioni successivamente nei settori meno colpiti dalla crisi.

Attendiamo inoltre per giovedì l’esposizione del programma di governo al quale si potrà poi dichiarare il nostro giudizio.

Ad ogni buon conto una serie di questioni le possiamo già discutere e riguardano le perplessità che come CGIL abbiamo fatto sulle linee del RicoverY Plan Italiano.

Abbiamo espresso una valutazione sul metodo, per la mancanza di confronti che è stata palese nella parte finale della vita del Governo Conte II, in particolare dall’estate in poi.

Ora Draghi, con la creazione  ad hoc dei Ministeri  dell’Innovazione e della Transizione, Digitale ed Economica, posti in capo  a ministri tecnici, sembra riproporre lo stesso schema:  la valutazione che viene riproposta è che Piano di ripresa e  resilienza sia da condurre  con la sola attuazione tecnica  di una serie di interventi, si rischia cioè di non partire  dalla situazione reale del Paese, di esserne cioè avulsi, insensibili alle richieste  delle Parti sociali o dai territori, senza una vera  condivisione generale delle  volontà di cambiamento  del sistema socio economico  italiano.

 Ci sono poi questioni di merito, ragiono ancora sul Piano votato dal CDM Conte II, in attesa delle modifiche che sicuramente arriveranno dal governo nascente.

  • Manca una definizione chiara della Governance, fattore credo essenziale sia per la riuscita vera del piano di investimenti, sia per le verifiche delle fasi di attuazione (cosa non banale trattandosi di ingenti risorse da mettere in campo in tempi ristretti e doverosamente da rendicontare alla stessa Europa)
  • In particolare sarebbe poi da chiarire se la Governance deve essere in campo al MISE o a quale altra istituzione; Probabilmente Draghi ha voluto, con la creazione dei due ministeri chiave dare una visione diversa da quella che possiamo rivendicare noi come CGIL
  • Ma per ulteriore chiarezza è opportuno esigere che il PNRR sia gestito dalla mano pubblica e su questo vorremmo verificare quanto e quale possa essere l’intervento diretto dello stato nell’iniziativa economica, ruolo che crediamo oramai opportuno. Magari su questo citerei il caso ACC con la nascita di Italcomp

Aldilà di una serie di missioni e progetti marcatamente positivi e di altre lacune facilmente risolvibili, è giusto elencare ancora un paio di criticità di struttura:

-non sarebbero ad ora chiari gli obbiettivi finali del PNRR, forse per la difficoltà oggettiva di spalmare le risorse in dentro troppe missioni; manca cioè un progetto globale in cui siano sempre inserite politiche per giovani, donne e mezzogiorno, che sono i tre punti cardine su cui puntare nel futuro.

-di sicuro è incerto e francamente minimale l’obbiettivo di crescita, che risulta molto basso rispetto all’ammontare straordinario delle risorse europee da investire, se si pensa che a fine percorso 2027 si sia creato solo un aumento dl 3% di PIL.

- carenti le parti essenziali dell’Inclusione e Coesione, su cui tra l’altro si poggia il maggior gradi di finanziamento europeo, oltre alla debolezza della parte Sanità in cui si chiedono finanziamenti per interventi che dovrebbero già essere coperti nella legge di Bilancio.

Per tornare ai temi più diretti e concreti per il sindacato, peraltro poi comunque collegabili all’attuazione del Recovery Plan, sappiamo che dovranno essere affrontati i nodi delle Riforme strutturali;

Sul Fisco la questione è presto detta, -sembra essere tra le priorità di Draghi-, verrebbe mantenuto l’indirizzo costituzionale della progressività della tassazione e si escludono ipotesi deleterie sulla Flat-Tax (sembra si escluda a prescindere anche la costituzione di una patrimoniale, che noi invece chiediamo).

Tutto questo non ci assicura una riforma fiscale fatta in modo compiuto ed equo, finora siamo ai titoli, in cui si spende una parola solo sulle rimodulazioni delle aliquote IRPEF.  Serve riorganizzare il sistema dell’Agenzia delle Entrate per bloccare la pesante evasione Fiscale e rivedere complessivamente il sistema dei tributi da rendere più equo e non eludibile.

-Sugli ammortizzatori sociali la riforma auspicabile credo sia chiara a tutti, basterebbe leggere cosa è capitato durante quest’anno di pandemia:

deve essere universalistica

(a cui collegare una capacità veloce di erogazione di sussidi e ristori) e sostenere le prossima fase economica in evoluzione,

con un intreccio virtuoso di politiche passive e con vere politiche attive. 

La conseguenza non può che essere una migliore gestione dei CPI e del sistema della formazione continua.

Anche sulle pensioni non dico nulla; a me sembra che l’Italia abbia già suo malgrado la più europea e liberista delle leggi sul sistema pensionistico.

 Si tratterà, all’incontrario di quanto sembra ci vogliono chiedere, di strutturare diversamente un accesso flessibile ai 62 anni di età e di dare garanzie per il sistema futuro di accesso pensionistico ai giovani.

L’ulteriore questione che ci interessa direttamente, perché centrale nel nostro ruolo di rappresentanza dei lavoratori, riguarda la riforma della contrattazione: l’Europa ci chiederebbe di spostare l’asse negoziale verso un indirizzo territoriale o addirittura aziendale.

Suggestione questa cara alla CISL, motivata dal solito convincimento di poter raccogliere meglio gli elementi di produttività che i sistemi territoriali o le singole aziende, poste in competizione tra di loro, riescono a sviluppare.

E’ un teorizzazione che non va bene, e nella dimostrazione italiana, ma anche europea,  si dimostra come  la mancanza di strategie nazionali, come è accaduto negli ultimi 20 anni,  hanno lasciato il posto ad una competizione tutta legata  alla riduzione dei costi, il primo quello del lavoro,  che di fatto non hanno prodotto marginalità,  e di conseguenza hanno visto invece crescere il divario salariale, il contenimento dei livelli retributivi, la mancata redistribuzione delle ricchezze  che invece si sono comunque prodotte con altri sistemi.

In Italia, come in Europa, va invece promossa la lotta al Dumping contrattuale, e favorite riforme che disegnino centralità al CCNL   portino in Italia all’attuazione dell’Erga Omnes. Tutto passa per una legge sulla rappresentanza, di contrasto ai CCNL pirata e ai sindacati fantasma.

Come si vede ci si trova di fronte ad un bivio, dentro un’ipotesi di cambiamento delle politiche Europee, ma ancora fortemente pervasi dagli elementi delle politiche dell’austerity e del libero mercato liberista.

Sin dall’inizio della pandemia ci siamo detti che questa volta o l’Europa dava un segnale di coesione o ci saremo trovati di fronte al disgregarsi del progetto europeista.

Con il Recovery Plan, probabilmente con alcune scelte operate in tempi precedenti la pandemia, il segnale di cambiamento verso un’Europea più solidale sta arrivando; certo che correggere lo straripante mondo delle diseguaglianze prodotte, in un contesto di forte presenza sovranista, non sarà facile ed immediato.

Comprendetemi, forse non era determinante elencare una serie di punti sui dubbi del primo Piano di Ripresa e Resilienza o su quello che verrà ripresentato, non era determinante riproporre le proposte Cgil, Cisl e Uil.

la questione vera è come dovremo relazionarci da qui in avanti con il Governo e con le parti sociali.

Il Nuovo governo, la sua forma, la sua connotazione di forte legame con l’Europa e con i poteri decisionali dell’Europa, cambiano molte cose da qui in avanti anche per noi.

Se finora avevamo confidato in un sistema che vorrei chiamare di concertazione, specialmente nella prima fase della pandemia in cui si erano definite intese di forte partecipazione nelle decisioni di governo dell’emergenza, poi notevolmente sfumate   al momento della ripartenza della seconda ondata del contagio, ora siamo in attesa di capire quale grado di coinvolgimento il governo Draghi chiederà alle parti sociali.

Sinceramente non credo molte.

 Già a dicembre la nostra preoccupazione era comunque evidente, quando cioè il Conte II aveva scelto di operare rinchiudendosi dentro un’assenza di confronto con il mondo esterno; credo tra l’altro che questa modalità sia stata colta a pretesto
per favorire la sua stessa caduta.

La CGIL allora chiese a se stessa, ai suoi gruppi dirigenti, di allargare il dibattito nei territori e tra i delegati, lavoratori e pensionati perché giungessero da più parti i segnali della necessità di riportare le discussione delle politiche di ripresa sotto il profilo politico e non solo tecnico, come invece venne fatto.

Ora noi veniamo sindacalmente da un lungo anno in cui la contrattazione ha agito in via prioritaria per la gestione dei protocolli di sicurezza Covid, che hanno portato anche a dei cambiamenti dell’organizzazione di lavoro; in questi periodi la continuità di relazione con i lavoratori e gli iscritti è stata molto allentata e spesso solo legata alla gestione della pandemia nei soli luoghi di lavoro.

Altra parte della nostra iniziativa è stata legata al rinnovo dei CCNL, anche questi con modalità anomale, e che oggi finalmente vede qualche elemento di soddisfazione, con l’ultimo esempio per la firma del CCNL dei metalmeccanici.

Ora dovremo decidere in fretta come informare i lavoratori e i pensionati, sulla fase che abbiamo di fronte.

E dovremo dare grande importanza al momento storico politico che stiamo attraversando, perché credo che non possiamo lasciar passare senza essere nuovamente protagonisti.

L’idea che la CGIL ha messo in campo, perlomeno dal Documenti di marzo 2020 “dall’Emergenza ad un nuovo modello di sviluppo” rappresenta un paradigma vero del cambiamento, non solo del superamento della crisi in atto, ma soprattutto per invertire il pensiero finora dominante del liberismo in Europa.

Personalmente sono molto preoccupato, credo che addosso abbiamo la stanchezza di molti anni di difficoltà, di essere sempre stati isolati e di essere stati additati come “quelli che comunque avevano sempre qualcosa in contrario”; un anno di Covid ci ha cambiato anche molto il modo di lavorare e anche questo ci  pesa sicuramente.

Non posso sapere quale sarà il nostro giudizio tra qualche giorno sul programma che Draghi esporrà in Parlamento, posso invece capire come sia necessaria una ripresa della nostra iniziativa, non fosse altro che per sostenere le nostre proposte, in attesa delle riforme che sicuramente verranno fatte.

Posso anche aggiungere come quello stato di mancato confronto al livello nazionale sia ben presente anche nei livelli territoriali.

Anche nei territori il primo obbiettivo che dovremmo avere è neutralizzare il contagio e questo trova proprio qui grandi difficoltà, difficoltà che la propaganda leghista o Zaia scarica sempre sul livello nazionale in particolare oggi sul ministro Speranza e sul Commissario Arcuri.

Sono invece le vecchie non scelte nella gestione regionale le cause palesi dell’insufficienza del sistema sanitario regionale;

-carenza di medici e non pianificazione delle medicine del territorio,

-incompleta e difficile gestione delle relazioni con i medici di base

sono il vero ostacolo per pianificare la fase vaccinale. Le risorse ci sarebbero, vengono dai provvedimenti che proprio il ministero della salute ha messo in campo, le linee guida sono chiare ed esaurienti, ma mancano medici e infermieri, per coprire i vuoti li si prendono dalle case di riposo, che tra qualche tempo andranno in sofferenza,

la pianificazione dell’attività ordinaria è stata per molto tempo sospesa e non si conosce se in piena campagna vaccinale potrà continuare a pieno regime.

In precedenza, in piena seconda ondata, è mancata la forza per gestire il tracciamento del contagio e di contatti e Belluno è stata la prima provincia in Italia per la pericolosità da contagio COVID.

Sul fronte economico manca parallelamente un confronto, o forse un’idea di sviluppo alternativo del territorio, forse si spera che tutto riprenda come prima, mentre sappiamo che non sarà così e nel frattempo dove si assumono
lavoratori, l’unica forma utile passa ancora per il contratto di somministrazione.

La Regione Veneto ha scritto un proprio PRRR, sinceramente non ne sentivamo l’esigenza, dopo che per anni è stata tra le Regioni, quella che ha avuto un’economia con un elevato PIL, ma che aveva fatto della mancanza di programmazione il proprio punto di forza. La Giunta Regionale ha ora aperto tre tavoli di concertazione, uno riguarda anche l’occhialeria, ma allo stato attuale manca proprio quello che dovrebbe essere strategico per la ripresa dell’economia: il Turismo.

E per il bellunese potrebbe essere un tavolo essenziale.

Sicuramente ho dimenticato settori e questioni che sono strategiche e determinanti, (cito i trasporti e la scuola in primis), ma credo che oggi per noi sia molto importante, anche a livello locale oltre che nazionale, poter dare un contributo interessante alla fase che si sta aprendo.

Lo si potrà fare con una crescente discussione di concertazione o lo dovremo fare con prese di posizioni dure e rivendicative?

 Questo ancora non è chiaro, di sicuro dobbiamo indirizzare le prossime scelte per un cambiamento sostanziale del modello di sviluppo. Ed è per questo che chiedo veramente uno sforzo alle compagne e ai compagni della Cdlt di Belluno.

 

 

 

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por lavoro articolo 1 bILANCIO 
di vittorio progetto sviluppo1 bruno trentin