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La politica e la vicenda Acc

foto de carli articoliForse domani 12 maggio, le RSU e i sindacalisti dei metalmeccanici di FIOM-FIM e UILM parleranno con ZAIA; di certo non sappiamo se ci sarà un vero chiarimento, se la politica, quella con la “ P” grande , finirà di nascondersi dietro ai comunicati stampa e riuscira’ a dire cosa realmente pensa e soprattutto cosa realmente fara’.

Chi sta da questa parte della barricata, chi continua a lottare per mantenere attiva ACC, i lavoratori innanzi tutto- anche se sempre più sconsolati- e il sindacato poi, non riesce a spiegarsi come si possa proclamare al mondo tutta una serie di slogan e poi scaricare il “problema” chiudendosi dentro frasi retoriche, quali “cerchiamo un investitore privato”, aspettiamo che ” l’Europa chiarisca se possiamo concedere aiuti di Stato”.


Il Presidente Zaia cita una serie di elementi peraltro corretti: a Belluno la situazione industriale è delicata e la Regione la sta tenendo in osservazione, Belluno è un territorio che si sta spopolando e perde 1000 abitanti ogni anno.
Condividiamo questi elementi, peccato che siano conosciuti da diverso tempo e che in entrambi i casi, l’intervento che ci si aspettava da chi ci governa era una diversa programmazione e sostegno al territorio, in tenuta dei servizi contro lo spopolamento, oltre che una diversa programmazione dei sostegni, di ricostruzione delle filiere e delle partnership, per un rilancio delle attività industriali (e turistiche).
Peccato che se ACC, ed in prospettiva anche IDEAL STANDARD, dovessero venir meno, si perderebbe in modo irrimediabile uno degli elementi essenziali per mantenere attrattivo un qualsiasi territorio (figuriamoci Belluno): il lavoro e la qualità del lavoro. Lo scrivono gli stessi ricercatori di Regione Veneto quanto analizzano la questione spopolamento, ritenendo che due siano i fattori su cui investire per ribaltare il fenomeno: aumentare in qualità e quantità i servizi per giovani e anziani e favorire l’offerta e la consistenza delle occasioni di lavoro.
Forse non bastera’ investire sulle Olimpiadi del 2026, se a breve non si manterranno le attività produttive strutturate, quelle che se rilanciate (imperativo questo che sollecitiamo al mondo industriale e a quello politico), danno mantenimento occupazionale e continuità di opportunità lavorative nelle vicinanze e nell’indotto .
Ci viene spiegato che lo Stato non puo’ intervenire in economia, cosa peraltro che invece da più parti si sta mettendo in discussione, invertendo un “pensiero” ideologico, quello “liberista”, che ha procurato molte diseguaglianze, raggruppato ricchezza in poche mani e lasciato problemi a non finire proprio nel sistema industriale stesso e nei territori di periferia come il nostro.
La nostra domanda può apparire retorica essa stessa, ma è cruciale; la politica preferisce investire in una ripresa di una filiera industriale essenziale come quella dell’elettrodomestico, pur di non lasciarla allo strapotere asiatico, pur di avere aziende strategiche per la tenuta industriale del Paese, o preferisce aumentare i costi degli ammortizzatori sociali, della diseguaglianza sociale e tra i territori?
Questo nodo non lo stanno sciogliendo, anzi si sta operando con due pesi e due misure; da una parte si nega il prestito ponte ad ACC e dall’altra si dichiara che verrà dato sviluppo alla Montagna bellunese con le Olimpiadi del 2026, dove, guarda caso, si impegneranno soldi pubblici per alcune opere francamente “poco” essenziali. Lo diciamo perché è incomprensibile a tanti come si possano prevedere costi per almeno 40 milioni di euro per la costruzione della pista da Bob, valore identico a quello ipotizzato per la nascita di ITALCOMP, con volume d’affari successivi indecifrabili, francamente credo di molto inferiori a quelli stimati per ITALCOMP, su cui poi lo Stato ricaverebbe margini di guadagno dalla vendita .
Non può la politica, sia la Regione Veneto nel suo Presidente, sia il Ministro dello Sviluppo Economico, non comprendere le conseguenze del mancato arrivo delle risorse necessarie al proseguimento del Amministrazione Straordinaria ACC. Senza quelle risorse il Mise, che è proprietario di ACC, perderebbe anche nella successiva operazione di collocazione sul mercato; un conto è vendere un’azienda riorganizzata e con un portafoglio clienti, altra cosa è vendere con gli operai in CIGS e senza volumi produttivi.
Non si capisce quindi cosa stia accadendo, se il caso ACC stia per essere immolato sull’altare delle opportunità politiche o cos’altro; chiediamo un atto di responsabilità, che dovrà essere mantenuta anche in un prossimo futuro, per avere chiarezza su quali decisioni incombano su IDEAL STANDARD.
Le risorse ci sono, anzi se vogliamo dirla tutta da anni continuano ad esserci; dal post-Vajont lo Stato incamera tassazioni nelle accise dei carburanti e da tanti anni non vengono più indirizzati al territorio sfregiato da quel disastro. Questo sarebbe il momento di risollevare le sorti della industria bellunese, nata da quei fondi e che, dimenticata dalla politica e predata dalle speculazioni, oggi rischia di veder peggiorata la sua dimensione, la sua qualità.
Qualità dell’industria, qualità del lavoro, qualità della vita. Su questi elementi la responsabilità delle politica e’ determinante.

Mauro De Carli- Segr. GEN. CGIL Belluno

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