Il sito 'cgilbelluno' (http://www.cgilbelluno.it) utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Relazione assemblea RLS

foto de carli articoli

Carissime/i RLS e RLST, buongiorno e ben ritrovati dentro una riunione in presenza.
In verità era da tempo che CGIL-CISL e UIL confederali pensavano di riunire i delegati alla sicurezza, sperando poi che potessero parteciparci anche gli altri, quelli nominati direttamente nei luoghi di lavoro direttamente dai lavoratori; trovavamo necessario affrontare insieme, in modo assolutamente unitario una discussione sulle questioni della sicurezza nei luoghi di lavoro, sulle dinamiche produttive che possono essere motivo di rischio infortuni o malattia professionale.

Ma la pandemia ci ha spiazzato, ha distolto l’interesse da un tema caldo e forte come quello degli infortuni verso un’altra forma di tutela della salute, quella contro il contagio da COVID.

Questione questa che ben conoscete perché in questo anno e mezzo siete stati voi stessi protagonisti dell’applicazione dei protocolli interni, e sappiamo che questo lavoro non è stato per niente banale e semplice.

Infatti uno dei problemi che abbiamo incontrato, almeno all’inizio, è che il COVID non fosse valutato come un gran problema, che avremo passato velocemente questo momento e che non fosse necessaria tutta quella precauzione e prevenzione che i virologi, il ministero della salute ed anche CGIL CISL e UIL reclamavano. Ha dato molto fastidio al sistema dell’impresa aver trovato con il governo l’intesa sul Protocollo del 24 aprile, quelle modalità che poi sono diventate legge e che hanno permesso di costruire il metodo della sicurezza contro il COVID.

Ho fatto questa prima introduzione per dire come le battaglie per la sicurezza hanno tutte la stessa dinamica, che vede contendere tra noi e il sistema produttivo quale sia il vero grado di priorità; prima produrre o prima tutelarsi?

In verità come sapete, le due cose vanno di pari passo: non esiste un vantaggio economico o produttivo se non viene prima garantita la sicurezza del processo produttivo, del luogo di lavoro e soprattutto dei lavoratori che vi operano!

Una seconda questione da dire è che il 2020 e l’inizio del 2021 sono gli anni degli infortuni COVID e se quindi non sono aumentati gli infortuni “normali” o in “itinere”, è stato invece pesante il dato dei morti e degli ammalati/infortunati da COVID: in Italia 131.090 infortuni COVID, circa il 25 % del totale denunciato nel 2020, circa il 5.8% dell’intero ammontare dei malati COVID. Il 62.3% di questi infortuni si è registrato nella seconda ondata autunnale. Il 69.6% di questi casi sono donne e la proporzione aumenta nei mesi in corso.

Come è ovvio il 68,8% sono infortunati accaduti tra le professioni sanitarie (pubbliche, private, case di riposo, medici, ecc), mentre per le professioni “private” si nota la recrudescenza dei contagi nel commercio e ristorazione e di operai e artigiani proprio in occasione delle ripartenze, che hanno visto in estate circa l’8,1% di infortunati.

E i morti da infortunio Covid sono moltissimi: al 31 dicembre contiamo in Italia 446 morti, l’82,9% uomini con un’età media di 59 anni. Gran parte dei casi sono avvenuti nella fase della prima ondata (72,8% tra marzo e maggio 2020), il 35,4% in Lombardia, ma attenzione solo il 25.9% tra i decessi sono imputabili al settore sanitario, mentre la rimanente percentuale si spalma tra tutte le altre professioni e attività.

Da questi ultimi dati si evince tutta la pericolosità del COVID, la mancanza di prevenzione specie nella prima ondata, la superficialità spesso fatta trasparire anche tramite i mass-media, anche dalla politica, ha portato a comportamenti pericolosi, a negligenze nella tutela da contagio, a mancanze della distribuzione dei DPI, e i risultati purtroppo oggi sono chiari e ci insegnano che in futuro non possiamo abbassare la guardia e, la tutela da Covid deve essere una materia integrata nelle direttive dei DVR (documento della valutazione dei rischi) e costantemente oggetto di discussione in azienda tra RLS e preposti alla sicurezza aziendale.

Cito i casi del Veneto per un veloce raffronto: alla fine di Gennaio abbiamo avuto 15.332 casi denunciati COVID, circa il 10.4% sul dato Italia, di cui 14 mortali, una % bassa del 2.6%. A Belluno 998 denunce infortuni Covid, per fortuna nessun morto sinora accertato.

Ora, mentre ci si sta tranquillizzando pensando all’efficacia del fattore vaccini, come elemento di copertura per ridurre e “forse” eliminare il rischio COVID, ecco ricomparire in tutta la sua crudeltà la crescita della dinamica degli infortuni “veri e propri” (quelli legati ad una causa violenta come dice l’INAIL).

Il caso drammatico della povera Luana, operaia giovanissima di un’azienda tessile di Prato, madre giovanissima, che viene stritolata in un macchinario probabilmente fuori norma, ci ha riportato pesantemente a dove eravamo rimasti due anni orsono.

Ci sono infatti due cose da dire; la prima che di infortuni si parla solo e solamente quando esplodono casi che sconvolgono la pietà dell’opinione pubblica, casi che fanno notizia, ma la notizia poi non ha sinora modificato l’impalcatura dell’intero sistema produttivo italiano.

Permane ancora una forte distanza da un vero miglioramento della qualità complessiva del lavoro, qualità che deve assolutamente comprendere anche un abbassamento del numero degli infortuni, soprattutto di quelli più gravi.

Andiamo per una breve sequenza di numeri: i casi denunciati in Italia sino al 2019 viaggiano circa sempre sui 645.000 da almeno 5 anni, con un calo del numero di casi mortali di 108 unità ma con un numero globale ancora sopra il migliaio di morti anno, 1156 per la precisione, più di tre ogni giorno di calendario.

In Veneto abbiamo una crescita del fenomeno infortuni, +5.8% sul 2015, mentre l’altalenanza di calo e crescita ad anni alterni del numero di deceduti per infortunio (103 nel 2019, -17,6%) fa pensare più a fattori casuali che a meccanismi di governo delle situazione di rischio grave. In crescita sino al 2019 i casi di morti ad itinere.

A Belluno abbiamo un aumento di 79 unità (2,7%) rispetto al 2018 per un totale di 2892 infortuni denunciati e purtroppo 5 morti nel 2019.

Dopo i dati ripeto una semplice considerazione, le morti o gli infortuni, anche le stesse malattie professionali, continuano ad essere una costante pesante e negativa del sistema produttivo nazionale, regionale e locale in cui ci si indigna solo all’accadere dei casi più eclatanti.

Aggiungo la seconda considerazione: dopo l’anno COVID il 2020, sul quale non è semplice fare comparazioni con gli anni precedenti vista la sua particolarità, sta arrivando la ripartenza delle attività, alcune in modo veramente intenso. E parallelamente ESPLODE il numero degli infortuni, in modo spropositato rispetto alla linearità degli anni precedenti.

Ancora brevi dati ma simbolici: Italia da gennaio ad aprile compreso 306 morti contro i 280 dell’identico periodo dell’anno precedente, nel solo aprile 61 morti contro i 31 dell’anno prima. E’ un confronto drammatico pur con il 2020, che a causa del COVID ha visto un impennarsi delle morti bianche.

In Veneto +10,8% di infortuni (stesso periodo considerato- genn-aprile), 26 morti contro i 20 dell’anno prima. Crescono del doppio le morti in “occasioni di lavoro” rispetto ad un calo di quelle ad “itinere”, qui non ci sono più scusanti, sono colleghi di lavoro che hanno perso la vita lavorando, non puo’ essere data la colpa al traffico o alla rete stradale pericolosa.

E la considerazione anche qui è semplice; e’ evidente che, a fronte della frenesia di ripartire, il sistema produttivo si sta dimenticato che la sicurezza o la vita delle persone, dei lavoratori è prioritaria! Che bisogna riaggiornare i meccanismi, anche soprattutto quelli mentali o culturali di tutto l’apparato produttivo, dei lavoratori e dei preposti, senza dare per scontato nulla e che soprattutto bisogna mettere allo stesso piano la sicurezza e la tutela delle maestranze, anzi prima.

Ed è per questo che deve ripartire anche la nostra iniziativa; lo stiamo facendo in tutta Italia, con particolare insistenza in VENETO, chiedendo a forza un Patto per la Salute e la Sicurezza alle nostre controparti e all’insieme delle istituzioni pubbliche interessate ai temi del lavoro, della ripresa produttiva, della gestione delle iniziative che graviteranno sulle risorse del Recovery Plan.

E’ chiaro oramai che da un punto di vista normativo, con il Decreto 81/2008 quindi, e i suoi decreti attuativi, si sia costruito un meccanismo fondamentale su come gestire nelle aziende e negli enti preposti una rete organizzativa, che prevede una partecipazione propositiva di tanti soggetti, dal datore di lavoro, al medico competente sino appunto agli RLS o RLST, per affrontare e risolvere le tematiche della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro.

Ma lo snodo cruciale vero è come praticare giornalmente la sicurezza, esigere il miglioramento delle condizioni di lavoro come elemento per risolvere problematiche di rischiosità o di logoramento fisico dei lavoratori, soprattutto non lasciare che la materia dell’antinfortunistica sia un mero ripetersi di atti burocratici, vissuti con fastidio dalle direzioni aziendali o come routine nell’attività degli enti di vigilanza e controllo.

La proposta che CGIL-CISL-UIL portano all’attenzione di tutti è stata elaborata sull’analisi dei dati che poco sopra vi elencavo, sulla necessità di far crescere sin dai primi momenti scolastici cultura e forte attenzione su questi temi, puntare al rafforzamento del lavoro degli Spisal, puntare ad una crescita della contrattazione nei luoghi di lavoro e ad un aumento del numero e dell’iniziativa dei Rappresentanti della Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, gli RLS, puntare ad accordi con i settori sprovvisti di delegati alla sicurezza perché nascano e operino gli RLST, penso ora al commercio, ai servizi.

Tre punti cardini quindi; scuola, cultura e formazione—agibilità vera e continuativa degli organi di controllo – agibilità, protagonismo e crescita degli RLS e RLST.

Sul primo potremo utilizzare uno slogan; NESSUNO DEVE ANDARE AL LAVORO SENZA UNA PREPARAZIONE E UN ADDESTRAMENTO ADEGUATI.

Capirete che è un percorso che nasce sin dentro le scuole, almeno nelle superiori devono esserci momenti formativi che imprimano il valore della vita umana sopra ogni esigenza di performances lavorative. Deve proseguire con un efficace addestramento nel momento dell’ingresso in ogni attivita’ produttiva e deve continuare nel corso dell’intera vita lavorativa, collegando la formazione ovviamente anche ai cambiamenti tecnologici o di processo di ogni ciclo produttivo. Formazione che deve essere tra gli obblighi per i datori di lavoro.

Sul secondo punto chiediamo di investire realmente nelle attività di vigilanza degli SPISAL, che nel corso degli anni hanno visto un loro depotenziamento causato dall’intensificarsi dei loro compiti e soprattutto dal mancato recupero del tour-over. Per chiarezza a Belluno negli anni, a fronte di poche assunzioni si sono avute molti piu’ pensionamenti, dimissioni o spostamenti ad altri reparti interni alla ULSS.

Su questo nel 2018 trovammo un accordo con la Regione per far assumere 30 nuovi ispettori in tutto il Veneto, per aumentare di circa 500 le ispezioni a rotazione; registriamo che quell’accordo non è stato attuato e che l’enfasi per quel risultato raggiunto non ha prodotto poi nessuna concretezza operativa.

Come chiediamo che l’INAIL produca maggiori investimenti, con le forti risorse interne che questa assicurazione pubblica detiene, per sviluppare tecnologie innovative che prevengano infortuni e soprattutto malattie professionali.

Per avere attuazione su questi due punti vogliamo far sentire la nostra pressione su questi temi direttamente a Governo e Regione Veneto. Per questo poi andremo ad incontrare il prefetto di Belluno, per consegnarli un ordine del giorno che al termine della giornata metteremo ai voti di questa assemblea degli RLS.

Sull’ultimo punto la questione è invece di nostra pertinenza; dobbiamo rafforzare la nostra Rappresentanza dentro i luoghi di lavoro, far eleggere dappertutto gli RLS, non possiamo lasciare che sia il datore di lavoro a chiedere la loro elezione. Capirete che quei lavoratori, pur eletti legittimamente, non abbiano punti di riferimento per come operare, siano posti in difficoltà nel relazionarsi con il medico aziendale o con lo stesso RSPP. Dobbiamo trovare il modo di sapere quanti RLS siano presenti nelle fabbriche del bellunese, capire se riescono a muoversi liberamente. Oggi avremmo potuto invitarli a questa nostra riunione, ma non sappiamo i loro nomi e indirizzi; serve avere un’anagrafe degli RLS e poterli cosi’ mettere in rete tra loro e con noi.

Ma serve far vivere la materia della sicurezza e tutela della salute dentro la contrattazione di tutti i giorni, a partire dal governo degli orari di lavoro, degli spostamenti da azienda ad azienda, degli straordinari e soprattutto dei cambiamenti organizzativi sempre piu’ frequenti . La contrattazione deve essere il terreno quotidiano per migliorare condizioni di vita e di lavoro, avendo ad ottica prioritaria la salute delle lavoratrici e lavoratori.

E sul tema dei cambiamenti organizzativi infine, andando alla conclusione del mio intervento, vorrei discutere sull’annosa questione degli appalti; su questa vicenda si sta discutendo anche all’interno del Governo per modificare il codice Cantone che garantisce regole contro le infiltrazioni malavitose, per la garanzia dei diritti economici e dei diritto dei lavoratori, per evitare gare d’appalto che finiscano nei fallimenti o nella mancata esecuzione dell’opera.

CGIL CISL e UIL chiedono il mantenimento di regole chiare che evitino il degenerare mafioso dell’appalto che sempre porta con se’ penalizzazioni per gli stipendi e diritti dei lavoratori, e soprattutto la mancanza di qualsiasi tutela nella sicurezza contro gli infortuni. E’ proprio negli appalti che spesso accadono gli infortuni più devastanti, dove prospera il lavoro nero, il caporalato, il ricatto continuo e i controlli vengono aggirati.

Qui l’azione legislativa deve essere chiara e si devono ottenere quelle garanzie, oltre che sulla piena applicazione dei CCNL anche sul fatto che tutti gli investimenti sulla sicurezza devono essere messi in campo e non dimenticati sull’altare della compressione dei costi e della logica del subappalto continuo.

Finisco veramente passando la parola a voi, ai tanti nostri RLS e RLST di questo territorio, perché possiate portare la voce della vostre esperienze dentro questo ruolo, su come avete vissuto l’epoca COVID e su quali altri spunti puo’ riprendere la iniziativa sui temi della sicurezza. Noi dobbiamo sicuramente trovare maggiori spazi per riunioni come queste, sia perché dalla condivisione delle buone pratiche quotidiane tutti possiamo imparare qualcosa per migliorare in modo continuativo, sia perché oramai la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro passa per una azione congiunta e collettiva di tutti noi. Lasciare solo un RLS significa disperdere la sua iniziativa, far lavorare insieme gli RLS significa far emergere in continuo la centralità del loro ruolo. Grazie e buon lavoro a tutti

Scarica relazione in PdF

Stampa