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Riflessioni

foto de carli articoliCe lo siamo detto diversi mesi fa! Da questa pandemia, quando sarà passata, ne usciremo totalmente diversi!
E adesso che i segnali indicano la velocizzazione del decalages dei contagi e degli indicatori di contagio qualcuno invece pensa di riprocrastinare lo stesso modus vivendi degli anni pre pandemia! Pur dichiarando che servono tanti lavoratori per ripartire, che mancano professionalità adeguate e lavoratori per aggredire le nuove possibilità occupazionali che arriveranno con il denaro del Piano Nazionale di Resilienza e Ripresa, si chiede allo stesso tempo di poter nuovamente licenziare liberamente, togliendo quel blocco che è attivo dall’inizio del 2020.


In lingua italiana l’insieme di queste richieste si direbbe un “ossimoro”, cioè accostare in un unico momento due elementi tra loro contrapposti, nel nostro caso licenziare ed assumere. Non ci sconvolga il fatto invece che si stia esercitando una forte pressione nei confronti del Governo, solamente per promuovere, O RITORNARE, una forma di economia, e allo stesso tempo di società, in cui per i lavoratori nulla è garantito, nulla è certo, e le sole decisioni su come operare per gestire appunto le risorse del Recovery Plan, o PNRR italiano, deve stare in mano agli stessi di prima.
La modalità di gestione del Mercato del lavoro deve quindi, secondo Confindustria e le altre associazioni datoriali, essere imperniata attorno al fattore precarietà, in cui appunto, anche quando l’occupazione potrebbe essere piena, si devono poter sostituire i lavoratori assunti con quelli che in attesa chiedono di poter entrare.
Non si parla quindi di maggiore occupazione, di migliorare le competenze di tutti i lavoratori tramite percorsi di formazione continua, di far fruttare le risorse del Recovery Plan per far ripartire l’economia e i redditi dei cittadini, ma di mantenere o riportare a due anni fa un sistema produttivo, che ha evidenziato tutte le sue debolezze e problematicità. La lotta alla pandemia è stata dura perché dove il privato ha divorato il pubblico è stato evidente il venir meno della tenuta del sistema di welfare, in particolare nella sanità, e la crescita decennale delle povertà è figlia di un sistema economico tutto imperniato sulla precarietà, sulla discontinuità di reddito, sull’ampliamento del sistema degli appalti.
E parlando di appalti non ci sfugga come il bisogno di semplificarne le procedure nasconda invece la vecchia esigenza di trarne massimo profitto dentro la logica del subappalto continuo, della libertà di operare con il massimo ribasso. Non sfugga come queste operazioni, siano sempre state negli anni terreno di crescita del virus del malaffare, dello stravolgimento delle regole, dei diritti di cittadini e lavoratori, e infine causa di infortuni sempre pericolosi. E si si chiede di gestire i miliardi del Recovery Plan in questo modo, capirete come le preoccupazioni di CGIL-CISL e UIL siano legittime; infatti da inizio 2021, da quando sono ritornate forti questo insieme di rivendicazioni dalla destra economica del Paese e motivo di pressione nei confronti del Governo, assistiamo anche ad una vera recrudescenza delle morti e degli infortuni nei luoghi di lavoro.
Siamo a denunciare sin d’ora condizioni di lavoro che non permettono di uscire dal limite delle povertà, le portinerie dei maggiori stabilimenti bellunesi vedono lavoratori a pochi euro/ora, negli appalti di servizio, spesso con “Cooperative di fatto” si sfruttano lavoratrici e lavoratori dentro appalti che sono la riproposizione del cottimo. Eppure qualcuno alza la voce spiegando che il Reddito di Cittadinanza ruberebbe maestranze dove adesso ve ne sarebbe bisogno: forse non si sono accorti che chi è costretto a questa forma di sussidio, peraltro misura riconosciuta in tutta la comunità europea, lo fa perché non riesce a vivere con decorosità pur avendo un lavoro. Circa la metà dei detentori del RDC infatti possiede una minima forma di reddito da lavoro, ma è precario, discontinuo con condizioni capestro del proprio contratto di assunzione.
In una discussione con un datore di lavoro detentore di un appalto, circa un anno fa, in cui chiedevamo il pagamento delle ore lavorate per uscire dal cottimo, mi venne risposto che la ditta non faceva “assistenza gratuita”. Si trattava di aver riconosciuto il rimborso del valore del carburante per l’utilizzo del proprio mezzo, non per recarsi in cantiere, ma per svolgere la prestazione lavorativa di consegna di avvisi postali e altro.
Se si pensa di avere mani libere per pagare meno i dipendenti, e allo stesso tempo per mettere le mani sui tanti investimenti si rischia non solo di non uscire dalla crisi generata dal COVID ma di riperpetuare una emergenza sociale, che già dentro l’epoca COVID è cresciuta.
Eppure le risorse del Recovery Plan devono essere gestite proprio per il compito contrario; abbassare le diseguaglianze, costruire un Paese coeso, ridurre i divari territoriali e sociali.
Per ricondurre le azioni del Governo verso queste direttrici, per dire che abbiamo bisogno delle tutele di un Welfare universalistico e pubblico, che il lavoro deve crescere in qualità e deve essere elemento centrale per ridurre le diseguaglianze; anche la CGIL di Belluno, come CISL e UIL sarà il 26 giugno a Torino, ad una delle tre grandi manifestazioni indette unitariamente.
Da Belluno sono pronti due pullman ed è palese la voglia di far decidere anche il sindacato: ritorniamo in Piazza.

CGIL Belluno- Mauro DE Carli Segr. Gen CGIL

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