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Una riflessione CGIL sullo scenario di evoluzione di ACC.

foto de carli articoliIn questi giorni abbiamo visto il prodigarsi di commenti euforici  circa la soluzione   che il 31  gennaio è caduta nelle mani del notaio incaricato a ricevere le manifestazioni d’interesse per il caso “crisi e amministrazione Straordinaria ACC”.

Vorrei solo sottolineare il grande ruolo svolto dalle RSU e dai lavoratori, insieme a quello delle Organizzazioni sindacali, di categoria e confederali,  per arrivare almeno a questo punto d’arrivo.  Lo dico solo per ricordare che nel corso  di questi due anni, tanti altri soggetti avevano dato per spacciato lo stabilimento di Mel, ed anzi qualcuno, che ora saluta festosamente l’offerta del gruppo LU.VE. 

più volte ha lasciato soli i lavoratori e i loro sindacati indicando al Commissario Castro la via della liquidazione fallimentare,   come scelta più veloce per liberare la provincia di un “relitto“ industriale  e, forse era questo il fine, di gestire (con quali modalità?) la ricollocazione veloce di quei lavoratori. Tralascio i dubbi che  abbiamo avuto, insieme ai  300 lavoratori coinvolti, circa una operazione completa di rioccupazione, dentro una dinamica del “mercato del lavoro” in provincia di Belluno, che ha elementi di precarietà elevatissima  e avrebbe colpito pesantemente quei lavoratori.

Solo per ricordare, farei notare che per contrastare la logica della chiusura senza soluzioni, abbiamo indetto ben due manifestazioni  provinciali, il 10 dicembre 2019 e il 13 ottobre 2021,   in cui si è rivendicato sempre e solamente il diritto al lavoro, la salvaguardia del patrimonio industriale della Provincia, la necessità di una politica industriale adeguata alla trasformazione  delle filiere produttive oggi in atto. Il consenso che ne era scaturito è stato trasversale nel mondo politico, associativo, credo anche culturale del nostro territorio ed è stato quello che ha sostenuto  la ricerca  di investori (erano tre) e la formalizzazione dell’offerta d’acquisto.

Detto questo serve ora aggiungere che il punto raggiunto  non puo’ essere considerato un punto di arrivo; siamo coscienti che serve verificare il completo piano di sviluppo conseguente all’acquisizione dello stabilimento di Mel, quale sarà il perimetro occupazionale , con che strumenti complessivi  sostenere  la partenza della nuova entità operativa di LU.VE.  Bene hanno fatto le strutture FIOM e CGIL,  congiuntamente alle altre sigle, a chiedere subito incontro al MISE, per operare secondo la direttrice della legge sull’amministrazione Straordinaria, che ha come primo fine quello della gestione delle crisi, fino alla sua completa definizione, e delle tutele dei livelli occupazionali.

Bisogna   inoltre che il territorio non si senta “assolto” da ulteriori impegni. Se oggi ci sentiamo sollevati dalle soluzioni che si stanno profilando, penso ovviamente anche alla vicina IDEAL STANDARD, non significa che tutti i problemi, e soprattutto alcuni nodi strutturali del nostro sistema,  siano scomparsi.

Una delle obbiezioni che il sistema industriale dichiara è che mancano tra i lavoratori nuove figure professionali con nuove competenze.

 Vorremmo far notare che non mancano solo nuove figure professionali, spesso esiste una carenza anche di maestranze in ruoli chiamati “generici” e che attendono alla fase di produzione classica, quella dell’operaia/o comune. Ce lo dicono i dati delle assunzioni nel corso del 2021 e la stessa mobilità intervenuta in questi periodi che ha visto passare tante persone dal sistema dei “servizi, commercio, turismo, ecc”. a quello dell’industria, pur con assunzioni del tutto precaria. 

Due quindi i temi che sarebbero da gestire nel corso dei prossimi mesi;  costruire un sistema di accoglienza, anche abitativa,   nel nostro territorio, che permetta una buona qualità di vita alle persone che dovrebbero portare le nuove competenze di cui siamo carenti, il secondo tema riguarda la gestione di dinamiche del mercato del lavoro che garantisca la ricollocazione di lavoratori,  quelli indispensabili poi a  far funzionare la produzione vera e propria, con modalità condivise tra le parti sociali, che diano risposte alle esigenze delle imprese ma che  garantiscano allo stesso modo la stabilità dell’occupazione e non lascino i lavoratori alla mercè di un sistema usa e getta come purtroppo accade con la tanta precarietà di questo inizio 2022.

Mauro De Carli Segr. Gen. CGIL Belluno

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