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Esito accordo ACC

foto de carli articoliSu questo epilogo, sulla chiusura finale dell’art 47 per l’assorbimento dei lavoratori ACC nella nuova fabbrica di SEST, vedo tanta prosopopea dei soliti noti, ma nessuna lettura obbiettiva della situazione attuale e dei fatti di questi due anni, e di questi giorni. 

Parto da questo; questo accordo si è potuto avere solo grazie al lavoro svolto dalla FIOM, e se permettete l’immodestia, con il sostegno della Camera del Lavoro CGIL di Belluno. Non lo riteniamo esaustivo, vincolante per un effettivo riassorbimento e ricollocamento dei lavoratori ex ACC, ma se siamo arrivati perlomeno a questo punto è perché la categoria CGIL dei metalmeccanici, la FIOM, ha aperto e sostenuto per due anni una vertenza generale per il salvataggio del patrimonio collettivo della vecchia Zanussi fatto di industria e lavoratori. Abbiamo scelto di non addattarci alla chiusura dettata dai cinesi di WanBao, di lavorare contro le valutazioni di  politica e sistema produttivo che dipingevano quel sito e i suoi lavoratori inutili e antistorici, di insistere presso il MISE per garantire la continuità dell’Amministrazione Straordinaria quando invece la si voleva chiudere con largo anticipo e “buttare” sulla strada lavoratori e stabilimento (anche il controverso  commissario Castro).

Spesso lo abbiamo fatto da soli e , se vi fosse una onestà intellettuale in questo territorio, politica, lavoratori, ministri e altro lo potrebbero testimoniare. Talmente da soli che   l’“eretico “ segretario FIOM venne tacciato di “protagonismo” personale, quando invece lottava per creare intorno ad ACC quel sostegno territoriale che era necessario per far emergere la vertenza sindacale dall’oblio generale che invece l’avrebbe affossata. 

Vorrei che coloro che oggi festeggiano un passaggio importante, che anch’io spero generi speranze per la reindustrializzazione di Mel, riconoscessero  che lo dobbiamo tutti alla pervicace azione soprattutto della FIOM; ma forse questo è stato vissuto come un problema da parte di tanti! 

Aver salvato lo stabilimento, forse significa averlo sottratto ad altre mire che, come prevedibile, si sono riversate tutte e chiare nella trattativa per l’assorbimento dei lavoratori; ad ogni accordo sindacale possiamo legare un giudizio, se l’accordo è equo, chi ne trae i massimi vantaggi- azienda o lavoratori, e se è facilmente interpretabile o se nasconde “gabole” tanto da renderlo difficilmente attuabile. 

Non sembra essere equo, perché aveva lo scopo per legge di regolare la cessione di un ramo d’azienda con parte dei suoi lavoratori, e quest’ultimi saranno sottoposti ad una serie di “forche caudine” tutte discrezionali, alcune incomprensibili e di parte aziendale. 

Non si comprendono i vantaggi perché non si comprende l’utilità complessiva del testo di art. 47 (cessione di ramo d’azienda) e con questo arrivo al punto finale: i continui rimandi alla discrezionalità aziendale, i vincoli alle rinuncie dovute dai lavoratori anche in assenza di una contropartita almeno ipotizzabile (la possibile proposta di  assunzione), il rispetto di un piano aziendale legato ai contributi pubblici (chissa’ perché vincolato al numero dei lavoratori ex ACC e non all’impianto finale dello stabilimento di Villa di Villa), fanno capire o meglio interpretare come  sia nelle scelte della nuova azienda fare una nuova fabbrica, ma con pochi lavoratori che prima lavoravano li dentro. 

E la domanda finale che pongo a tutti, anche a coloro che oggi compaiono festosi nelle pagine di stampa, è come possiamo fidarci di una ricollocazione dei lavoratori della vecchia ACC sostenuta dal sistema industriale del territorio (art 16 dell’accordo SEST-ACC), se l’accordo che doveva farlo in primis, è cosi’ complicato da attuare che rischia di far mantenere quei lavoratori per anni dentro gli ammortizzatori sociali. Il rischio è che la loro ricollocazione sia solo delegata alla task force individuata nell’art.16, con tempi e soluzioni oggi assolutamente imprevedibili. 

Ricordo due cose; a parole gli imprenditori bellunesi intervistati nella recente indagine ADAPT hanno dichiarato (a maggioranza) che non avrebbero problemi ad assumere maestranze anche over 50 e che il mercato del lavoro bellunese è oggi percorso da grande mobilità (ossia spostamenti di addetti da azienda ad azienda) perché non ha capienza di lavoratori disponibili (tasso di disoccupazione fisiologico intorno al 4%). I lavoratori ACC sono indispensabili quindi per lo sviluppo del sistema industriale e meritano di essere trattati meglio di come invece lo stia facendo il sistema industriale stesso.  

Non abbiamo problemi a dichiarare che continueremo, FIOM e CGIL, a favorire il processo di reindustrializzazione dello stabilimento ex ACC, come quello di costruire per i dipendenti ACC tutte le prospettive di collocazione, dentro  lo stabilimento o fuori nel territorio. Non lo facciamo legandolo ad alcun vincolo ma perché crediamo intelligente e necessaria la collaborazione tra le parti, sperando che si voglia effettivamente costruire un futuro per questa provincia.

Mauro De Carli Segretario generale Cgil Belluno

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