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Ideal, sciopero di otto ore e presidio in Provincia  
 
Oggi i lavoratori dell’azienda di Quero saranno a Belluno per seguire da vicino l’incontro tra azienda e sindacati che insistono: «Contratto di solidarietà»  
QUERO Otto ore di sciopero e presidio davanti al palazzo della Provincia di Belluno dove oggi i vertici dell’Ideal di Quero incontrano i sindacati per cercare una soluzione alla crisi dell’azienda che ha spinto gli azionisti a decidere per la messa in mobilità di 45 dipendenti, cioè un terzo della forza lavoro.

L’azienda ha già detto la sua in modo chiaro: l’unica concessione per i lavoratori considerati di troppo è la Cassa integrazione straordinaria, una sorta di cuscinetto in attesa della mobilità. Una soluzione che sindacati e lavoratori non accettano se è vero che durante l’assemblea in fabbrica tenuta ieri i lavoratori hanno deciso di incrociare le braccia oggi per muoversi con una lunga carovana di auto fino a Belluno dove, fuori da palazzo Piloni daranno il massimo sostegno ai sindacati che hanno intenzione di tenere duro nel riproporre il contratto di solidarietà. Sul posto dovrebbero trovare la solidarietà di altri colleghi del settore occhialeria che stanno affrontando il momento di crisi proprio con il contratto di solidarietà Denise Casanova della Filctem Cgil spiega perché: «Non capisco perché Ideal non vuole accettare l’applicazione dei contratti di solidarietà che sarebbero firmati immediatamente, anche per la durata limitata a un anno con un risparmio immediato per l’azienda e una speranza mantenuta intatta per tutti i lavoratori. In un momento così il compito del sindacato è quello di capire le esigenze degli imprenditori, ma è soprattutto quello di salvare i posti di lavoro, uno a uno se occorre e con tutti i mezzi in attesa che la situazione economica evolva, si spera in meglio». Casanova è critica sulla recente gestione dell’Ideal di Quero: «Tra il 2011 e il 2012 la proprietà ha messo e rimosso tre amministratori e un direttore di produzione. Così è difficile dare continuità alla politica industriale. Il guaio per l’Ideal è che il lavoro non è mai mancato. Quella che è mancata, semmai, è stata la marginalità sul singolo pezzo prodotto. Così il 2012 si è chiuso con un rosso pesante. E il lavoro è continuato regolare fino a febbraio. Poi l’ennesimo cambio della dirigenza. Ci siamo presentati al primo incontro per conoscere quali strategie Ideal avesse in mente e già in quell’occasione è stato deciso di partire con la procedura di mobilità per 45 persone. Anche di fronte alla necessità di adeguare l’azienda al mercato e di ristrutturarla non possiamo credere che una simile operazione possa essere realizzata in due mesi senza alcun paracadute per i lavoratori che fino a ieri hanno fatto turni pieni e pure gli straordinari. La mobilità taglia in tutti reparti, senza distinzioni. Se questo incontro non avrà dei risultati punteremo ad un tavolo in Regione e se necessario al Ministero. Il confronto è appena iniziato». (r.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

dal Corriere delle Alpi

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