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In tre anni persi 4000 posti di lavoro «Realtà drammatica»  27-04-2013
 
I giovani soffrono: il 30% è disoccupato, dato veneto più alto I sindacati mercoledì si troveranno a Mel davanti all’Acc  
 
FESTA DEL LAVORO»LA SITUAZIONE PROVINCIALE  
di Paola Dall’Anese wBELLUNO Un primo maggio di solidarietà. E non poteva essere diversamente quest’anno, vista la crisi che sta divorando le imprese bellunesi. I dati parlano chiaro, come sottolinea il segretario della Cgil, Ludovico Bellini. «Dal 2009 all’anno scorso sono stati persi 4.066 posti di lavoro nel Bellunese, di cui 1.142 solo nel 2012. La disoccupazione è salita al 17.7% per le fasce tra i 15 e i 29 anni, superiore alla media veneta (15.4%), mentre sfonda quota 30% quella relativa ai giovani dai 15 ai 24 anni (in Veneto è 23.7%).

Il tasso di disoccupazione in provincia si attesta oltre l’11% e vi rientrano le 6000 persone che stanno cercando occupazione, insieme ai disoccupati e agli inoccupati che nel settembre 2012 erano 9.208», sottolinea Bellini. Dati che non lasciano spazio a fraintendimenti: la situazione economica e lavorativa in provincia rasenta la drammaticità. Per questo diventa fondamentale la solidarietà, il fare fronte comune. Ed è proprio questo il tema che il primo maggio Cgil, Cisl e Uil intendono sottolineare nella manifestazione organizzata davanti allo stabilimento dell’Acc a Mel dove interverranno, a nome dei sindacati, il segretario della Uil, Carlo Viel, il sindaco Stefano Cesa, e tre dipendenti di Acc, Safilo e Ideal Standard, aziende il cui destino in questo momento sta tenendo col fiato sospeso migliaia di famiglie. Prevista anche la presenza dell’assessore regionale Elena Donazzan. «Il messaggio che vogliamo lanciare è sì di difficoltà, ma anche di speranza e determinazione per uscire da questa situazione e creare percorsi nuovi di rilancio di questa provincia», precisa Anna Orsini, segretaria della Cisl. «La nostra non è rassegnazione, ma impegno a stare insieme e dialogare per trovare le alleanze e le convergenze utili per far ripartire il tessuto economico e sociale in grande sofferenza, slancio che non può avvenire se non si prende atto dei cambiamenti di questi anni e non ci si adatta, adeguando gli strumenti di intervento. Serve un cambiamento culturale per poter sopravvivere», conclude Orsini. «La nostra preoccupazione», sottolinea Viel, «è che questo disagio sociale non sfoci in disperazione, in mancanza di coesione sociale e nell’irrazionale. Come sindacati siamo compatti e la stessa unità chiediamo anche alle istituzioni perché solo così possiamo pensare di uscire da questa situazione». Non è esente da timori neppure il segretario della Cgil, Bellini. «Il problema», confessa, «è che attualmente molte persone che hanno perso il lavoro sono occupate con contratti a tempo determinato, e questo droga i risultati sul tasso della disoccupazione. La questione è che si stanno perdendo i posti a tempo indeterminato: basti pensare alle centinaia di imprese artigiane che hanno chiuso, mentre le grandi sono ricorse ai contratti di solidarietà per non disperdere le professionalità in attesa che i tempi migliori arrivino presto. Ci troveremo quindi davanti all’Acc di Mel in quanto simbolo di una situazione generale ma con l’intenzione di rivendicare la volontà a ripartire con tenacia». Ma l’Acc non è la sola a trovarsi in questa situazione. Ci sono la Safilo e l’Ideal Standard alle prese con i contratti di solidarietà. Oltre 1700 dipendenti (1100 di Safilo e 600 dell’ex Ceramica) stanno combattendo per resistere. «All’Ideal Standard alla fine dell’anno finiranno quattro anni di solidarietà e bisognerà capire quale sarà il piano di rilancio», dice Danilo Ferigo della Uil. Alla Safilo la solidarietà invece è appena partita e scadrà nell’agosto 2014, «ma non per questo dobbiamo abbassare la guardia anzi dobbiamo lavorare per rilanciare lo stabilimento dopo la perdita di Armani», precisa Paolo Da Lan della Uilm. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

da Corriere delle alpi

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