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«Mandati a casa ma intanto si fanno gli straordinari»  19-04-2013


BELLUNO Li guardi in faccia e la prima reazione è quella di dire: quanti giovani. Sono gli oltre cento lavoratori dell'Ideal saliti da Quero a Belluno con il loro carico di speranza e la paura di ritrovarsi da domani in mobilità. Buttati fuori da quell'azienda per la quale hanno sempre manifestato la massima disponibilità, sia per i turni, sia per gli straordinari. Nulla che facesse pensare alla malaparata di 45 licenziamenti, in pratica un terzo della forza lavoro dello stabilimento che produce componentistica di qualità per il settore dell'occhiale.

Certo, l'avvicendamento di tre amministratori delegati e di un direttore di produzione decisi dalla casa madre con sede in Svizzera negli ultimi due anni hanno suscitato sconcerto tra operai e amministrativi, ma in ogni caso le commesse non sono mai mancate, lo sciopero di ieri è stato un boccone amaro per l'azienda perché di lavoro da fare ce n'è, e giusto per non sbagliarsi non è previsto alcun ponte con il 25 aprile, che quest'anno cade di giovedì. Venerdì tutti al lavoro ha fatto sapere l'azienda. «Che posso dire», afferma una dipendente, «in gennaio ho fatto più di venti ore di straordinario. Nessuno si aspettava che la situazione avrebbe preso una piega simile». Eppure Ideal sta pensando, o forse ha già deciso, un drastico ridimensionamento della forza lavoro. Alle 16,30 inizia il tavolo convocato in Provincia per cercare una mediazione tra proprietà e sindacati. Dopo quasi un'ora e mezza esce il segretario della Filctem Cgil, Giuseppe Colferai che allarga le braccia: «Le posizioni restano distanti», afferma allargando le braccia, «ci hanno detto che ogni giorno con la fabbrica aperta perdono trentamila euro». C'è un buuuuh corale di disappunto e i fischietti che per qualche secondo si erano zittiti per sentire le parole del sindacalista tornano a trillare con vigore. «In provincia di Belluno ci sono più di duemila persone che stanno lavorando con il contratto di solidarietà», aggiunge Colferai, «non capisco perché non si possa applicare questo contratto anche alla vostra situazione». I lavoratori dell'Ideal sono sostenuti nella loro lotta per il mantenimento del posto di lavoro dalle Rsu di tutte le principali aziende del distretto dell'occhiale. Gli striscioni disposti ordinatamente, nessun blocco stradale, solo la volontà di farsi sentire, di non sentirsi ignorati. Fuori la Prefettura alcuni poliziotti e carabinieri parlano tra loro. Chissà se sono stati inviati per fare ordine pubblico o devono solo tenere d'occhio gli uffici del prefetto. In ogni caso la manifestazione è pacifica e delle forze dell'ordine non c'è proprio bisogno. Qualcuno dedica un pensiero a fil di voce a Fernando De Gol, il collega che si è tolto la vita: «Pensavamo che l'azienda facesse due righe. Invece nulla». A denti stretti invece si commenta la presenza in fabbrica di una decina di persone che non ha partecipato allo sciopero: «Evidentemente sono meglio informati di noi e sanno di non correre rischi. Sono fortunati». La trattativa continua all'interno del palazzo della Provincia, ma qualche lavoratrice non può più aspettare: «Ho i bambini a casa, devo andare a preparare la cena». Alle 19,15 il rompete le righe. Si torna a casa. Il portone del palazzo è chiuso. Dentro si discute ancora.(r.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Da corriere delle Alpi

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